La palude di Vicenza: penultimi nella vivibilità, ostaggi di una politica tra favole e fumetti

di Arrigo Abalti · Marzo 20, 2025

Buonasera da Vicenza, o forse dovremmo dire da una città che sembra sospesa tra il sogno e l’incubo. Oggi il Corriere della Sera, con l’Indice di vivibilità climatica stilato insieme a iLMeteo.it, ci fa una bella doccia gelata su una verità scomoda: siamo penultimi in Italia, 107ª su 108 capoluoghi, davanti solo a Brescia. Un dato che dovrebbe far tremare i polsi a chiunque abbia a cuore questa terra. Eppure, a guardarci intorno, la politica locale non aiuta, sembra divisa tra chi vive nel Paese delle Meraviglie, convinto che tutto vada bene, e chi si crede a Gotham City, pronto a gridare al disastro senza muovere un dito. Intanto, la realtà ci soffoca: 108 giorni di pioggia, 61 di temporali violenti, siccità da primato, umidità che toglie il respiro. È ora di smetterla con le favole e i fumetti: serve agire.

I numeri non mentono. Vicenza è un caso limite anche nel Veneto, dove Venezia si piazza al 25° posto, Treviso al 71°, Belluno al 78°, Padova all’88°, Verona al 92°, persino Rovigo al 101°. Qui da noi, il clima è un mix letale: l’82% di umidità media ci rende una sauna, le 46 notti tropicali ci tengono svegli, i 16 giorni di caldo percepito a 38°C ci stendono. E poi c’è la siccità, che ci vede al primo posto nazionale con Verona, alternata a piogge che sembrano voler lavare via tutto. La Pianura Padana è una pentola a pressione climatica, e Vicenza è il punto in cui il coperchio sta per saltare. Ben altro dalla narrazione da Paese delle Meraviglie della Domenica Ecologica su cui si sono consumati gli strali tra Simona Siotto e Sara Baldinato : questo è un bollettino di guerra.

E ciò che più dispiace è il balletto della politica. Da una parte c’è chi si ostina a dipingere Vicenza come un gioiello immacolato, un’idilliaca cartolina palladiana dove il sole splende sempre. Dall’altra, chi si limita a denunciare l’apocalisse – Gotham City, appunto – polarizzando lo scontro. Entrambi sbagliano. La classifica del Corriere non è un’opinione: è un dato di fatto che ci inchioda alle nostre responsabilità. E la prima responsabilità è di chi governa, o dovrebbe governare, questa città. Poi viene chi dovrebbe vigilare e denunciare le responsabilità di chi governa, la minoranza.

Non possiamo più permetterci di dividere tra sognatori e catastrofisti. La politica deve uscire dal copione e sporcarsi le mani. Servono alberi – almeno 10.000 nei prossimi cinque anni – per abbattere il caldo e assorbire l’acqua. Servono bacini di laminazione, due entro il 2027, per gestire piogge e siccità. Servono autobus elettrici e piste ciclabili che funzionino, non solo promesse elettorali. E serve un piano, un vero piano climatico, con scadenze e soldi sul tavolo, non chiacchiere. Il sindaco e la giunta non possono continuare a galleggiare: o si muovono, o saranno complici di un declino che non risparmia nessuno.

Vicenza è penultima, sì, ma non è condannata. La classifica è un ceffone che ci sveglia, non una sentenza definitiva. Basta con il Paese delle Meraviglie e Gotham City: è il momento di una politica adulta, che guardi i dati e agisca. Il futuro a Vicenza non aspetta i nostri litigi. Albert Einstein diceva che «non possiamo risolvere i problemi con lo stesso tipo di pensiero che li ha creati». È tempo di cambiare testa, prima che sia troppo tardi.

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