La Roi risorge e rimette Vicenza in corsa

di Arrigo Abalti · Aprile 11, 2025

Lazzari rompe anni di immobilismo: più fondi, più progetti e l’ex cinema Corso che torna a vivere​​​​​​​​​​​​​​​​

 

La notizia dell’aumento del budget della Fondazione Roi di Vicenza rappresenta uno di quei rari casi in cui le cronache locali intercettano un fenomeno di portata ben più ampia: la rinascita culturale come motore di sviluppo urbano. Con un incremento di 110 mila euro rispetto al 2024, portando la dotazione complessiva a 230 mila euro, assistiamo a una scelta strategica che merita attenzione.

Non sfugge il dettaglio rivelatore: il balzo dalle 20 domande di un anno fa alle 44 attuali per accedere ai fondi. È il segnale di un territorio che risponde, che si mobilita, che intravede possibilità. D’altronde, la decisione di destinare una quota significativa – 70 mila euro – al finanziamento di borse di studio e pubblicazioni parla il linguaggio del futuro, dell’investimento sulle competenze.

Merito indiscutibile della Presidente Francesca Lazzari, che ha impresso alla Fondazione una svolta decisiva dopo anni di stasi. La sua capacità di visione emerge chiaramente dalle scelte operate: non interventi a pioggia, ma un disegno organico che intreccia formazione, ricerca e produzione culturale. Finalmente, dopo un lungo periodo di immobilismo, la Fondazione ha trovato in Lazzari una guida capace non solo di amministrare risorse, ma di immaginare traiettorie di sviluppo coerenti con le vocazioni del territorio.

Ancora più incisiva appare la scelta di dedicare 90 mila euro a progetti culturali promossi da associazioni e istituzioni locali. Un meccanismo virtuoso che moltiplica le energie e crea quella rete di collaborazioni essenziale per far sì che la cultura non resti confinata in spazi elitari ma diventi patrimonio condiviso.

Il progetto di trasformazione dell’ex cinema Corso in centro culturale, poi, segna quel passaggio dalla teoria alla pratica che fa la differenza nelle politiche culturali. Non sfugge il valore simbolico: un luogo che ha rappresentato l’intrattenimento di massa diventa laboratorio di produzioni culturali più ampie e articolate.

La vicenda vicentina evidenzia come, in un’epoca in cui i bilanci pubblici faticano a sostenere adeguatamente il settore culturale, le fondazioni private possano svolgere un ruolo complementare decisivo. Non in sostituzione, ma in dialogo con le istituzioni.

Se la cultura è davvero, come molti sostengono, un investimento e non una spesa, la Fondazione Roi sotto la guida di Lazzari sembra aver fatto propria questa visione con una concretezza che va oltre le dichiarazioni di principio. E in tempi di ristrettezze economiche, i migliori riescono a cambiare la partita. E’ la zampata di una classe, politica ed amministrativa, di un’altra generazione, di un’altra categoria. Quella che stiamo ancora cercando in altri palazzi importanti della città.

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