La sanità a rate

di Arrigo Abalti · Febbraio 10, 2026

Il Veneto scopre il prezzo della cura: è il mercato puro della salute, dove ogni prestazione si paga e spesso si finanzia

 

In Veneto la sanità sta cambiando natura senza che nessuno abbia avuto il coraggio di dirlo apertamente. Non perché manchino ospedali o professionisti, ma perché il tempo è diventato il vero bene scarso. E quando il tempo manca, la cura non si nega: si compra. A rate.

Nel 2025 950 mila veneti hanno rinunciato a visite, esami o terapie. Non per sfiducia nella medicina, ma per ragioni molto più semplici: attese troppo lunghe o costi troppo alti. Tre cittadini su quattro si sono imbattuti almeno una volta nelle “liste d’attesa chiuse”, la nuova frontiera dell’impotenza amministrativa: non solo si aspetta, ma non si può nemmeno prenotare.

A quel punto il sistema fa un passo di lato. E lo fa verso la sanità privata pura, non quella accreditata che lavora dentro il Servizio sanitario regionale, ma quella completamente a pagamento, dove ogni prestazione viene saldata dal paziente, senza rimborsi né tariffe calmierate. È un dettaglio decisivo, perché segna il passaggio da un diritto regolato a un mercato senza mediazioni.

I numeri lo confermano. Secondo l’indagine commissionata da Facile.it, il 79% dei veneti ha fatto ricorso almeno una volta alla sanità privata pura. Costo medio: 395 euro a prestazione. Una cifra che, sommata nel tempo, pesa come una tassa occulta sulla salute. Una tassa che non si vota e non si discute: si subisce.

Ma il dato che più colpisce è un altro. Quasi 200 mila persone hanno chiesto un prestito per potersi curare. Non per un capriccio, non per un consumo superfluo, ma per una visita, un esame diagnostico, una terapia. La salute entra così nel perimetro del credito al consumo: si rateizza come un bene durevole, con la differenza che qui non si acquista comfort, ma si compra tempo. Tempo prima che una patologia peggiori. Tempo prima che un dolore diventi irreversibile.

I prestiti per spese mediche rappresentano ormai oltre il 4% delle richieste complessive in Veneto. L’importo medio supera i 6 mila euro, con rate da circa 130 euro al mese per più di quattro anni. A chiedere questi finanziamenti sono soprattutto persone vicine ai cinquant’anni, spesso donne. Non i fragili assoluti, ma la classe di mezzo, quella che non rientra nelle esenzioni e non può permettersi di aspettare.

Il problema non è il prestito, che è solo l’effetto finale. Il problema è un sistema che non riesce più a garantire tempi compatibili con la vita reale. E quando un servizio pubblico diventa accessibile solo a chi può aspettare, mentre chi ha urgenza deve pagare, la sanità resta formalmente universale ma diventa sostanzialmente selettiva.

Il Veneto non è ancora un sistema sanitario all’americana. Ma la traiettoria è chiara: non si nega la cura, la si rende economicamente necessaria. E così, senza riforme dichiarate e senza dibattiti veri, la salute smette di essere un diritto esigibile e diventa una voce di bilancio familiare.

Con una novità inquietante: oggi, per curarsi, non basta più il medico. Serve anche il piano di ammortamento.

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