di Arrigo Abalti · Aprile 15, 2025
È iniziata la palla di neve dei cambi di casacca dalla Lega verso FdI con un tempismo sospetto. E la palla potrebbe diventare valanga
Nel mare della politica veneta si consuma uno psicodramma che ricorda quello del Titanic. La Lega, il transatlantico che per anni ha dominato incontrastato le acque della Serenissima, naviga ormai in rotta di collisione con un iceberg chiamato Fratelli d’Italia. La sentenza della Consulta sul terzo mandato è solo la punta visibile di questa massa glaciale che promette di squarciare irrimediabilmente lo scafo verde. E chiudere un capitolo nella storia del potere regionale.
Due consiglieri regionali del Carroccio – Andreoli e Rizzotto – hanno già abbandonato la nave, saltando sui canotti di salvataggio meloniani. E sotto coperta, altri due sembrano pronti a fare lo stesso. “Il loro tempismo fa pensare anche i non maliziosi”, osserva con amara ironia Alberto Villanova, capogruppo zaiano. Come dire: i topi abbandonano la nave quando inizia ad imbarcare acqua.
I numeri non aiutano: la Lega con Zaia superava il 30%, senza di lui arranca verso il 10%. Una voragine elettorale che nessun intervento di emergenza potrà colmare. E mentre l’acqua sale nei compartimenti, l’orchestra continua a suonare.
In questa sinfonia del naufragio un c’è un ottimista che rilancia , è Alberto Stefani, designato dal capitano Salvini come nuovo timoniere. Ma quali credenziali porta questo giovane ufficiale di bordo? Fedeltà al comando centrale, certo, ma se ne dovranno misurare le capacità di invertire la rotta o di attrarre consensi. Stefani è l’emblema di un cambio generazionale che deve dimostrare di non essere un’operazione di facciata anziché un reale rinnovamento. Un capitano nominato che potrebbe gestire l’affondamento con dignità o salvare la nave.
Nel frattempo, l’iceberg meloniano continua la sua inesorabile avanzata. Fratelli d’Italia si muove con la quieta determinazione di chi sa che il tempo gioca a suo favore. Ogni giorno che passa, la massa sommersa di questo colosso di ghiaccio dilata la falla nello scafo leghista, risucchiando consensi, energie, quadri dirigenti. E il veterano con Tosi con Forza Italia fa scouting dietro le quinte dei leghisti in rotta.
E Zaia? Il comandante che ha guidato la nave per tanto tempo ora suona il violino sul ponte che affonda, come un novello Nerone che contempla l’incendio di Roma. Illude la ciurma con le promesse di candidarsi come capolista alle Regionali, ma in cuor suo probabilmente ha già preparato il salvagente personale. Una strategia che, a questo punto, interessa solo a lui, mentre il resto dell’equipaggio affronta l’acqua gelida della realtà.
Il congresso di Firenze, con la sua linea salviniano-vannacciana, è stato come decidere di accelerare verso l’iceberg anziché tentare una disperata manovra di emergenza. Una scelta rischiosa che i veneti hanno digerito con la rassegnazione di chi sa che non c’è alternativa.
Resistono pochi irriducibili come Favero e Marcato, aggrappati ai relitti di un’ideologia venetista ormai annacquata dalla nuova narrazione di Salvini. Ma le loro voci vengono coperte dal frastuono della struttura che si schianta.
Giorgia Meloni osserva da lontano la fine di un’epoca con il sorriso di chi sa che presto potrà rivendicare il dominio di quelle acque. La regione che più di ogni altra ha incoronato il suo partito a livello nazionale non può che diventare il prossimo trofeo nella sua bacheca.
Ma la partita è ancora lunga da giocare e se è vera la data del 23 novembre, come sussurrano nei corridoi di Palazzo Ferro-Fini, ci sono almeno sei mesi di colpi di scena e tatticismi a cui assisteremo nel campo del centrodestra veneto. E il rischio che la palla di neve dei due consiglieri regionali che lasciano la Lega per FdI in cerca d’autore e, soprattutto di ricandidature, è che la stessa palla diventi una valanga, con tutte le conseguenze del caso.
Nel frattempo in casa meloniana una riflessione andrebbe fatta, quella sul distinguo tra l’inclusività di un partito in crescita e il volgare opportunismo di un semplice cambio di casacca.



