di Arrigo Abalti · Agosto 16, 2025
FdI propone una nuova versione della lista personale del Presidente, la formula 5-3-1, la Lega si chiude a riccio, Forza Italia osserva: i partiti riscoprono la lezione democristiana, spartire prima ancora di vincere
Il Ferragosto politico in Veneto non è mai banale. E i fuochi d’artificio arrivano dal cuore dello Zaiastan. Stavolta a scaldare l’aria è stato Marco Della Pietra, sindaco di Spresiano e responsabile enti locali di Fratelli d’Italia, che con una nota ha scritto la sua matematica del potere: se ci sarà una Lista Zaia a novembre dovrà avere cinque candidati di FdI, tre della Lega, uno di Forza Italia.
Provocazione? No, semmai un avviso di sfratto. Perché l’operazione è chiarissima: Fratelli d’Italia non accetta che la Lista Zaia resti l’arma di contenimento della Lega contro la sua supremazia elettorale. La tattica dei leghisti è palese: usare il marchio Zaia come diga per frenare l’onda meloniana.
E qui scatta la replica: la formula 5-3-1 è la versione aggiornata del Manuale Cencelli. Una spartizione preventiva che suona come un altolà, quasi un’OPA di FdI (con FI a rimorchio) sulla Lista Zaia. In altre parole: non è la cassaforte personale del Governatore, non è la polizza del suo cerchio magico. È, e deve essere, un patrimonio aggiunto del centrodestra.
Lo sanno tutti che la Lista Zaia non è mai stata una vera “civica”, come quelle che vediamo nei comuni. È sempre stata la seconda lista della Lega, con dentro gli iscritti, i militanti, i pretoriani del Governatore. Non un’invenzione trasversale, ma un’estensione del Carroccio.
Ecco perché la nota di Della Pietra è una mina sotto il tavolo: ricorda a tutti che quel patrimonio oggi non appartiene più solo a Zaia. E che nel “Veneto profondo”, persino a Spresiano, nel cuore dello Zaiastan, la voce si alza: la spartizione deve valere anche lì.
La Lega risponde con una foto di Alberto Stefani, il segretario regionale papabile per la successione a Zaia, ai confini del Veneto, come a dire “qui comandiamo ancora noi”. Ma il messaggio è chiaro: il tempo della rendita del governatore uscente si sta consumando, e la sua lista non è più intoccabile.
Il manuale democristiano insegna che prima si divide la torta e poi si mette in forno, anzi meglio due forni. Stavolta, però, la torta è la Lista Zaia. E il coltello è già in mano ai meloniani.



