di Arrigo Abalti · Luglio 31, 2025
La ricetta della disperazione dell’assessore Lanzarin per risolvere il problema dei gettonisti
Ecco fatto. Il Veneto ha ufficialmente sventolato bandiera bianca. Dopo anni di proclami sulla “sanità d’eccellenza”, l’assessore Lanzarin ci presenta il suo capolavoro: assumere medici con titoli esteri non riconosciuti per tappare le falle di un sistema ormai al collasso. È come chiamare un idraulico abusivo quando la casa è già allagata, salvo poi scoprire che neanche sa dove sta il rubinetto generale.
La comunicazione regionale è un piccolo capolavoro di spin politico. Basta leggere bene il comunicato stampa che annuncia il futuro della sanità: “misura straordinaria”, “risposta pragmatica”, “strategia regionale”. Tutto molto rassicurante, se non fosse che stiamo parlando di affidare la salute dei cittadini a professionisti di cui non sappiamo nulla, se non che hanno un pezzo di carta che l’Italia non riconosce. Ma tranquilli, ci sarà un “colloquio” a stabilire le competenze. Perché si sa, la chirurgia cardiaca si impara chiacchierando.
Assumere medici senza titoli riconosciuti equivale a giocare alla roulette russa con la salute pubblica. Questi professionisti potrebbero essere eccellenti, ma potrebbero anche aver conseguito la laurea in un’università fantasma dell’Est Europa o aver praticato in sistemi sanitari con standard completamente diversi dai nostri. La “valutazione per titoli e colloquio” è una foglia di fico che copre un rischio gigantesco. Il provvedimento non prevede alcun sistema di tutoraggio o supervisione strutturata: questi medici verranno catapultati direttamente nei pronto soccorso, dove ogni decisione può essere questione di vita o di morte. È come mandare un pilota con la patente americana a guidare un treno ad alta velocità: magari sa guidare, ma le ferrovie sono un altro mondo.
E poi, chi risponde quando qualcosa va storto? I medici non possono iscriversi agli Ordini professionali, quindi operano in una zona grigia dal punto di vista deontologico e assicurativo. Se commettono un errore, chi paga? La Regione? L’ospedale? L’assessore Lanzarin che ha presentato la delibera? Il paziente danneggiato si ritroverà in un labirinto legale degno di Kafka. La “conoscenza della lingua italiana” valutata in un colloquio è sufficiente per gestire emergenze complesse? Un medico deve spiegare diagnosi, procedure, rischi. Un fraintendimento linguistico in un pronto soccorso può costare una vita. Ma evidentemente per il Veneto basta che sappia dire “tutto bene” in italiano. Totò e Peppino a Parigi che chiedono informazioni nel loro francese. “Volevam savuar”.
La giustificazione più grottesca è quella di voler “superare il ricorso ai gettonisti”. Quindi, per non pagare professionisti qualificati ma costosi, assumiamo professionisti economici ma non qualificati. È come dire: “Per non comprare automobili Mercedes, compriamo biciclette usate”. Il problema è che quando si tratta di sanità, la differenza può essere fatale. “La procedura non sostituisce i canali ordinari di assunzione, che restano prioritari”, recita il comunicato. Peccato che questi canali ordinari vadano deserti da anni. I concorsi pubblici non attirano medici perché le condizioni di lavoro sono proibitive, gli stipendi inadeguati e la burocrazia asfissiante. Invece di affrontare questi problemi strutturali, il Veneto sceglie la strada del rattoppo temporaneo che rischia di diventare permanente.
Questo provvedimento crea un precedente devastante per tutto il Sistema Sanitario Nazionale. Se passa il principio che in caso di carenza si può derogare ai requisiti di sicurezza, dove ci fermiamo? Domani assumeremo infermieri senza abilitazione? Dopodomani tecnici di radiologia con diplomi online? La vera emergenza non è la mancanza di medici, ma la mancanza di condizioni dignitose per farli rimanere. Il Veneto perde medici qualificati che emigrano verso strutture private o altre regioni, e invece di chiedersi perché, preferisce rimpiazzarli con professionisti di cui non conosce la formazione. È come avere un secchio bucato e invece di ripararlo, continuare ad aggiungere acqua sperando che prima o poi si riempia.
Questa “misura straordinaria” è in realtà la confessione di un fallimento ordinario. Il Veneto, che si vantava di essere la locomotiva sanitaria d’Italia, oggi ci dice che per far funzionare i suoi ospedali deve assumere medici senza garanzie sulla loro preparazione. È il trionfo della quantità sulla qualità, della convenienza sulla sicurezza, della propaganda sulla responsabilità.
I cittadini veneti meritano di sapere che quando entreranno in un pronto soccorso, potrebbero essere curati da un medico di cui nessuno ha mai verificato davvero la competenza. Meritano di sapere che la loro Regione ha scelto la strada del rischio calcolato, dove a calcolare sono i politici e a rischiare sono i pazienti. La sanità non è un esperimento sociale. Non si fa il test del DNA con la vita delle persone. Ma evidentemente, per l’assessore Lanzarin, anche questo è “pragmatismo”.
Medici senza frontiere e senza titoli.



