MiraLanza è il sonno della Regione

di Arrigo Abalti · Marzo 29, 2025

Le Case di Riposo e il fallimento di una promessa: il Veneto alla prova della verità

 

Il dato è di quelli che pesano come un macigno: in Veneto, i sindaci denunciano un aumento medio di 665 euro in due anni per le rette delle case di riposo, con picchi che sfiorano i 2.235 euro annui in più a carico delle famiglie. È un salasso che colpisce i più fragili, gli anziani e i loro cari, in un momento in cui l’inflazione già morde i bilanci domestici. Ma dietro questi numeri, pubblicati in questi giorni da tutta la stampa regionale, si nasconde una storia più profonda, fatta di promesse non mantenute, di riforme annunciate e mai realizzate, e di una politica che sembra aver smarrito il senso della responsabilità verso chi ha più bisogno.

Il rapporto dell’Unione Sindacati di Base, che ha analizzato i bilanci delle IPAB (Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza) venete, parla chiaro: le rette sono salite alle stelle, con differenze abissali tra strutture pubbliche e private. A Belluno, ad esempio, si passa da 1.865 euro al mese a 2.207 euro, mentre a Padova si arriva a 2.689 euro. E non è solo una questione di costi: il 24% degli anziani non autosufficienti, secondo i dati, non trova posto nelle strutture pubbliche, finendo per gravare su famiglie già in difficoltà o su strutture private dai costi proibitivi. È un sistema al collasso, che lascia indietro chi dovrebbe proteggere.

E qui entra in scena la politica, o meglio, la sua assenza. Perché se i numeri sono impietosi, le responsabilità lo sono ancora di più. Al centro di questa débâcle c’è l’assessore alla Sanità e al Sociale della Regione Veneto, Manuela Lanzarin, in carica da dieci anni. Dieci anni di promesse, di proclami, di impegni solenni sulla riforma delle IPAB, a ogni campagna elettorale l’ha annunciata, quelle istituzioni che dovrebbero essere il cuore dell’assistenza agli anziani ma che, invece, si sono trasformate in un labirinto di inefficienze e disparità. Lanzarin aveva giurato di rivoluzionare il sistema, di renderlo più equo, più accessibile, più vicino ai bisogni dei cittadini. Ma oggi, mentre si avvia a concludere la sua carriera da assessore, lascia dietro di sé un vuoto che pesa come un tradimento.

Non è solo una questione di ritardi o di difficoltà burocratiche. È una questione di priorità. In un decennio, la Regione Veneto ha trovato risorse e volontà per altri progetti, spesso di natura più “visibile” e politicamente – forse – remunerativa. Ma per le case di riposo, per gli anziani, per le famiglie che ogni giorno fanno i conti con rette insostenibili e liste d’attesa infinite, non c’è stato lo stesso impegno. Lanzarin ha avuto tutto il tempo per agire, per trasformare le parole in fatti, per dare corpo a quella riforma delle IPAB che avrebbe potuto alleggerire il carico sulle spalle dei veneti. Invece, nulla. E ora, mentre i sindaci lanciano l’allarme e le famiglie si trovano a scegliere tra rinunciare a cure essenziali o indebitarsi, l’assessore si congeda con un bilancio che non può che essere definito fallimentare.

Non si tratta di fare processi sommari, non ci interessa., ma se “la politica parla per atti” – come diceva sempre un’altra leghista, ma di ben altro spessore amministrativo, Manuela Dal Lago, qui di atti non ce ne sono.
La politica ha il dovere di rispondere ai bisogni dei cittadini, soprattutto di quelli più deboli. E in questo caso, il Veneto ha mancato. La Regione, che pure vanta un sistema sanitario tra i più efficienti d’Italia, non può permettersi di ignorare un settore così cruciale. Servono interventi immediati: un piano per calmierare le rette, un aumento dei posti letto nelle strutture pubbliche, una riforma vera delle IPAB che non sia solo un’etichetta da campagna elettorale. E serve, soprattutto, una classe dirigente che non si limiti a promettere, ma che agisca.

Manuela Lanzarin lascia il suo incarico con un’eredità amara. La sua incapacità di mantenere l’impegno sulla riforma delle IPAB non è solo un fallimento personale, ma un monito per chi verrà dopo di lei. Perché in politica, le promesse non sono mai a costo zero: quando non vengono mantenute, a pagarne il prezzo sono sempre i cittadini. E in questo caso, sono gli anziani del Veneto, le loro famiglie, e un’intera comunità che si sente abbandonata. La politica può e deve fare di più. È ora di dimostrarlo.

Il miraggio riformista di Lanza è rimasto tale per 10 anni, come le promesse dello spot dell’Olandesina degli anni Settanta.

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