Miss mia cara miss

di Arrigo Abalti · Settembre 19, 2025

Il consiglio comunale mette al bando i concorsi di bellezza e le ragazze immagine. E forse anche la bellezza stessa

 

A Vicenza la rivoluzione femminista è iniziata. Non negli uffici delle aziende dove una donna su due fatica a diventare dirigente. Non negli ospedali, dove infermiere e medici donne fanno doppi turni e prendono stipendi più bassi dei colleghi uomini. Nemmeno nelle case, dove il lavoro di cura non viene pagato. La rivoluzione è cominciata in consiglio comunale, con un voto storico: stop alle Miss e alle ragazze immagine.

L’eroina è Benedetta Ghiotto, consigliera dei Civici per Vicenza, che ha deciso di cancellare con un ordine del giorno decenni di concorsi di bellezza. Addio Miss Sagra del Broccolo, addio Miss Altopiano, addio Miss Cosmo. La politica locale ha trovato il nemico perfetto: non la disoccupazione femminile, non i consultori chiusi, ma le ragazze in abito da sera che sfilano davanti a una giuria di bar.

E così, tra un’ora di discussione sul bilancio e l’altra sull’immondizia, il consiglio ha approvato la nuova fatwa laica: vietato patrocinare eventi in cui il corpo femminile venga giudicato, valutato o anche solo applaudito. A breve forse sarà proibito perfino dire “sei bella” in pubblico: troppo sessualizzante. Gli specchi verranno coperti con un telo grigio, i parrucchieri chiuderanno per mercificazione, e la Venere di Botticelli sarà censurata da una foglia di fico extra-large.

La motivazione ufficiale è che le Miss “riduce­no la donna a oggetto, ne limitano la dignità e rafforzano modelli sociali sbagliati”. Giusto. Perché un concorso di bellezza in periferia è molto più pericoloso delle piattaforme digitali dove ogni giorno le ragazze vengono bombardate da modelli irraggiungibili. Perché un palco a Torri di Quartesolo ha più influenza delle multinazionali che guadagnano miliardi sugli stereotipi.

In realtà, la verità è un’altra: i politici amano sempre proibire ciò che non sanno gestire. Il concorso di bellezza diventa così il capro espiatorio perfetto, la prova muscolare di una politica che vuole sembrare etica e progressista, ma che alla fine si limita a dire: “vietato”. È più facile abolire Miss Vicenza che affrontare il tema degli asili nido insufficienti o del precariato femminile.

Il risultato? Vicenza non avrà più Miss. Ma avrà ancora donne sottopagate, discriminazioni nei luoghi di lavoro, e liste d’attesa infinite per la prevenzione oncologica. Solo che almeno nessuna ragazza immagine distribuirà volantini al prossimo concerto. La dignità è salva.

La città che diede i natali a Palladio, patria della bellezza architettonica, oggi vota contro la bellezza in carne e ossa. Il prossimo passo sarà vietare i balconi fioriti: troppo sessisti verso i marciapiedi.

Vicenza si è liberata delle Miss. E adesso può finalmente tornare a occuparsi di cose serie: come il regolamento per vietare gli specchi.

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