di Arrigo Abalti · Settembre 19, 2025
Dalla Wanna Marchi di Conte alla Pimpa di Tajani: se la battuta sostituisce la politica
C’è stato un tempo in cui i leader politici si sfidavano a colpi di citazioni di Cicerone. Oggi si accontentano di Cicerone il comico. L’ultimo è Giuseppe Conte, che per bollare un’idea di Giorgia Meloni ha tirato in ballo Wanna Marchi, la televenditrice delle creme miracolose che promettevano la fortuna e portavano la fregatura. Prima di lui, Ignazio La Russa aveva paragonato Matteo Renzi al Mago do Nascimento, un indovino brasiliano finito in cronaca per raggiri e sparizioni. Tajani, per non essere da meno, ha trasformato l’avversario in… la Pimpa, la cagnolina a pois inventata da Altan.
E poi c’è il conte Mascetti, protagonista di Amici miei, richiamato come simbolo della politica fatta di colpi di scena, battute fulminanti e patrimoni dilapidati al tavolo da gioco. Una galleria surreale, in cui a fianco di Andreotti e Craxi oggi sfilano cartoni animati, televenditori e gag cinematografiche.
Lo sberleffo, spiegano, è un antidoto all’odio: meglio una risata che un insulto. Ed è vero. Ma c’è un dettaglio da non sottovalutare: Andreotti e Craxi usavano l’ironia come fioretto, per graffiare l’avversario con eleganza. Oggi la battuta rischia di essere non un contorno, ma il piatto principale. Una politica che non argomenta più, ma imita, ridicolizza, scherza. Anche dalle nostre parti abbiamo visto il caschetto di Sorrentino consegnato al sindaco o il bacio tra Possamai e Trump.
Così il Parlamento sembra un palcoscenico di varietà, dove tra un Mascetti e una Wanna Marchi la risata è garantita. La politica un po’ meno.
Perché ridere è sempre meglio che odiare. Ma se dietro la battuta non c’è altro, l’Italia rischia di restare la barzelletta.



