“Non è quello che sembra”: la sindrome Michelusi

di Arrigo Abalti · Luglio 5, 2025

Quando un sindaco trasforma la cronaca nera in un corso di comunicazione e la realtà diventa “percezione distorta”

 

“A volte bisogna scegliere tra quello che è giusto e quello che è facile” – da Arcane, ma evidentemente il sindaco di Thiene ha scelto la strada più comoda

Due fratelli picchiati, uno sfregiato al volto con una lama, l’altro colpito al petto con cocci di bottiglia. Scene da Far West? No, semplicemente Thiene nel 2025. Ma il sindaco Giampi Michelusi ha trovato la soluzione: il problema non esiste, è solo “percezione distorta”.

Mentre i Carabinieri raccolgono le prove e i Pronto Soccorso medicano le ferite, il Primo Cittadino di Thiene ha deciso di trasformare la cronaca nera in un corso di comunicazione. Il vero nemico, secondo la sua visione, non sono gli aggressori ma chi si permette di raccontare quello che succede. Perché disturbare la “serenità della cittadinanza” con dettagli così volgari come sangue e violenza?

È il negazionismo made in Thiene, versione amministrativa. Non servono più le politiche per la sicurezza, basta negare che il problema ci sia. Una strategia che ha il pregio della semplicità: se non nomini il diavolo, il diavolo non esiste. Peccato che intanto le persone continuino a prenderle di santa ragione per strada.

Il sindaco di Thiene ha scoperto l’America: la politica del “non è vero”. Funziona così: se qualcuno ti dice che in città ci sono problemi di sicurezza, tu rispondi che è “allarmismo sociale”. Se i giornali raccontano le aggressioni, tu li accusi di “distorcere l’immagine della città”. Se i cittadini si preoccupano, tu spieghi che è colpa della “percezione”. Brillante.

Mentre Michelusi tiene lezioni di epistemologia urbana, i suoi concittadini vivono nel mondo reale, quello dove le botte fanno male anche se le chiami “fatti in fase di verifica”. E dove forse si aspetterebbero dal sindaco qualcosa di più concreto di un corso di filosofia sulla differenza tra realtà e percezione.

Ma il bello deve ancora venire. Perché questo approccio, invece di tranquillizzare, finisce per terrorizzare ancora di più. Quando un sindaco nega l’evidenza, i cittadini capiscono una cosa semplice: sono soli. Non solo non vengono protetti, ma non vengono nemmeno ascoltati. È la doppia fregatura dell’amministrazione negazionista.

E infatti, mentre Michelusi continua a cercare “chiarezza” sui fatti (come se servisse un’inchiesta dell’FBI per capire che due persone ferite sono due persone ferite), Fratelli d’Italia organizza un incontro pubblico sulla sicurezza. E lì apriti cielo! I facinorosi della destra che lucrano sulla paura e vai con l’elenco dei luoghi comuni sui meloniani e la battuta facile sulla campagna elettorale. Dire qualcosa di originale no? Magari andare all’incontro e illustrare un punto di vista diverso? Sarebbe il sale della democrazia.

Il paradosso è tutto qui: Michelusi teme che raccontare la verità possa far sembrare Thiene “il Bronx”, ma con la sua strategia del negazionismo rischia di trasformarla in qualcosa di peggio. Una città dove i problemi reali vengono ignorati, dove la politica scappa dalla realtà, dove governare significa solo gestire la comunicazione.

Forse qualcuno dovrebbe spiegare al sindaco che amministrare una città non è come condurre un talk show. Non basta parlare bene per far sparire i problemi. E soprattutto, non basta negare la realtà per farla diventare diversa.

Ma forse Michelusi ha ragione: in fondo, se chiudi gli occhi abbastanza forte, il mondo sparisce davvero. Peccato che poi, quando li riapri, i problemi sono sempre lì. Più grossi di prima.

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