di Arrigo Abalti · Giugno 30, 2026
Stavolta il rapace centra l’obiettivo. Achille Di Falco vola a Belluno: da Direttore dei Servizi Sociali del Berico a Direttore Generale dell’Ulss 1 Dolomiti. Una promozione attesa da tempo, e finalmente a segno
Ci sono cognomi che sembrano scritti apposta per la cronaca, e poi c’è quello di Achille Di Falco, che è una profezia con tanto di artigli. Da tempo lo si dava in volo. Da tempo si diceva: prima o poi spicca. C’era chi, su queste colonne, lo scriveva quando ancora era un auspicio e non una notizia — “occhio a Di Falco” — con quel mezzo sorriso di chi sa di rischiare la figuraccia del pronostico sbagliato. Stavolta no. Stavolta il falco ha messo a fuoco la preda, ha calcolato il vento, e si è lanciato. Bersaglio centrato: Direttore Generale dell’Ulss 1 Dolomiti.
C’è una giustizia rara, in Italia, quando una promozione assomiglia a ciò che dovrebbe sempre essere e quasi mai è: il riconoscimento di un percorso, non la sorpresa di una spartizione. Di Falco non arriva a Belluno per caduta dall’alto, ma per salita dal basso. Classe 1973, due lauree — Scienze Infermieristiche e Ostetriche a Padova, Scienze Economiche a Roma — perché un buon dirigente della sanità deve saper leggere insieme la cartella clinica e il bilancio, il paziente e la spesa. Ha attraversato l’Azienda Ospedale-Università di Padova, l’Area Sanità e Sociale della Regione, e da ultimo i Servizi Sociali del Berico. Non una carriera in ascensore: una carriera in scala, gradino dopo gradino.
Il presidente Stefani lo definisce «una figura di alto profilo», e per una volta la formula di rito non suona come la cortesia che si concede a chiunque venga nominato. Profilo alto è esattamente ciò che serve lassù, dove l’aria è più rarefatta e i problemi più affilati: una sanità di montagna che deve curare valli lunghe e paesi piccoli, tenere aperti presìdi dove l’economia di scala dice di chiudere, e che esce dall’impresa delle Olimpiadi di Milano-Cortina con i muscoli tesi e il fiato corto. A Belluno non si amministra un’azienda: si presidia un territorio.
Ed è qui che il falco trova la sua montagna giusta. Perché la vista del rapace serve a poco in pianura, dove è tutto vicino; serve in quota, dove bisogna vedere lontano, abbracciare in un solo sguardo il versante e il fondovalle, capire prima degli altri dove sta il pericolo e dove la preda. La sanità delle Dolomiti chiede esattamente questo: occhio lungo, decisione rapida, nervi saldi.
Resta, come sempre nelle belle storie, un congedo. Di Falco lascia un vuoto nel Berico, e lo lascia in punta di piedi, da gentiluomo, dopo aver portato a Belluno il suo predecessore Giuseppe Dal Ben il saluto che merita — l’uomo che la sanità veneta l’ha guidata per anni e che a Cortina ha gestito l’ingestibile. Le staffette migliori sono quelle in cui il testimone passa senza che la corsa rallenti.
Per il resto, una sola raccomandazione, in chiave amica: caro Achille, ora che hai centrato l’obiettivo in predicato da tempo, ricordati la cosa più difficile per chi sa volare alto. Non basta avere l’occhio del falco. Bisogna avere anche la pazienza dell’aquila, che sulla montagna ci resta, e ci nidifica. Buon volo, e buon lavoro.



