Parole, parole , parole

di Redazione · Agosto 13, 2025

Dalle colonne del Corriere della Sera le parole illuminate di Valter Veltroni sulla sicurezza 

 

Il sindaco Possamai aveva ragione quando, qualche mese fa, ruppe il silenzio su uno dei tabù più radicati della sinistra italiana: la sicurezza. In una dichiarazione che fece scalpore tra i suoi colleghi del PD, il primo cittadino vicentino affermò che era ora di uscire dalle strettoie ideologiche e affrontare seriamente il tema della sicurezza urbana. Parole sacrosante, che riecheggiavano quanto scrive oggi Walter Veltroni quando denuncia l’errore di chi considera la sicurezza una questione di destra.

Ma tra il dire e il fare, come sempre, c’è di mezzo la politica. E a Vicenza questo mare sembra particolarmente agitato.

Perché se è vero che Possamai ha avuto il coraggio intellettuale di riconoscere il problema, è altrettanto vero che da quella presa di posizione non si è vista alcuna strategia concreta, nessuna politica innovativa che traducesse in pratica quella svolta teorica. Il sindaco ha parlato, ha fatto notizia, ha scosso le acque del partito. E poi? Poi il nulla, o quasi.

E così, mentre Palazzo Trissino elabora chissà quale piano di riqualificazione urbana, le strade raccontano un’altra storia. Recentemente Fratelli d’Italia, con Joe Formaggio in testa, ha rotto per prima il silenzio sulla sicurezza, lanciando l’idea della zona rossa e trasformandola in una vera battaglia politica. Mentre la Lega, decapitata in città dopo l’addio di Jacopo Maltauro, è riuscita a far sfilare i suoi sottosegretari per promettere un aumento degli agenti a disposizione, Forza Italia resta nel più assordante silenzio e l’intero centrosinistra fa come le tre scimmiette: non vede, non sente, non parla.

La cronaca recente ce lo ha ricordato brutalmente: quando un tunisino in preda ai fumi dell’alcol o della droga semina il panico per le vie del centro, non sono i progetti sulla carta a fermarlo. È stato Nicolò Naclerio, capogruppo di Fratelli d’Italia, a rincorrere fisicamente l’uomo, a chiamare la Polizia Locale e le forze dell’ordine in una scena che ha dell’incredibile ma che fotografa perfettamente il paradosso vicentino.

Da una parte un sindaco progressista che teorizza la necessità di occuparsi di sicurezza, dall’altra un consigliere di opposizione costretto al fai-da-te per supplire alle carenze del sistema. È il cortocircuito di una città che non riesce a tradurre le buone intenzioni in politiche efficaci.

Eppure la lezione di Veltroni è chiarissima: ignorare il tema della sicurezza non lo fa scomparire, anzi lo consegna nelle mani di chi sa sfruttarne la pancia elettorale. Ma soprattutto la sensazione di inerzia sulla sicurezza genera riserve sulla capacità di governare il fenomeno, e di risolverlo, di questa maggioranza. E quando la politica abdica, tocca ai cittadini arrangiarsi. O, come nel caso vicentino, ai consiglieri comunali trasformarsi in vigilantes improvvisati.

E se c’è un sindaco che, dopo aver riconosciuto l’importanza del tema, sa costruire una strategia seria e originale, quel sindaco merita l’applauso. Dopo la dichiarazione eretica e veltroniana sulla sicurezza ci aspettavamo un piano, una strategia e delle scelte concrete. Insomma una ricetta del sindaco – che detiene pure la delega alla Sicurezza – per reagire al quadro insicuro che ormai pennella la città. Che non si limiti a copiare le ricette securitarie della destra né si nasconda dietro i buoni sentimenti della sinistra tradizionale. Serve coraggio politico, quello vero: non quello delle dichiarazioni ai giornali, ma quello delle scelte concrete, dei fondi stanziati, delle politiche attivate.

Perché la sicurezza, come scrive Veltroni, “è un enorme tema di giustizia sociale”. E la giustizia sociale, dovrebbe toccare le corde più sensibili della sinistra, perché le vittime sono donne, anziani, giovani. L’inversione della percezione sulla sicurezza, ma anche di quella reale, si costruisce con i fatti, non con le parole. Anche a Vicenza.

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