di Redazione · Agosto 17, 2025
Vaccini, Meloni riporta ordine: il pluralismo non cura la febbre, ma la confusione ministeriale fa peggio
Il ministro prima nomina, poi ritira. Un passo avanti, due indietro. Una sequenza che racconta più la confusione di chi governa la sanità che la solidità delle istituzioni. In questo quadro caotico, Giorgia Meloni ha fatto l’unica cosa possibile: rimettere i paletti, togliere le ambiguità, difendere il principio della libertà di parola senza trasformarlo in un lasciapassare per l’antiscienza.
Meloni ha evocato un valore cardine della democrazia – il diritto di esprimersi, anche quando le opinioni non piacciono. Ma è stata chiara: il pluralismo non significa scambiare la scienza per un talk show. Non significa mettere sullo stesso piano il lavoro di chi ha scritto protocolli e salvato vite con le posizioni ideologiche di chi nega i vaccini.
Il messaggio è semplice: i medici no vax non vanno perseguitati come eretici, ma non avranno spazi istituzionali da cui confondere i cittadini. La differenza tra politica e sanità è tutta qui: nel Parlamento si può mediare, nei laboratori no. In politica vince la maggioranza, in medicina valgono le prove.
Meloni ha quindi “messo una pezza” a una vicenda che rischiava di degenerare. Ha difeso la libertà, ma senza arretrare di un passo sulla responsabilità. Perché la salute non ammette compromessi: un farmaco non guarisce perché lo vota il 51%. E un virus non aspetta di sapere cosa dice un talk show per decidere se contagiare o meno.




