Pfas, la battaglia continua: Viacqua chiede giustizia per il mancato ripristino ambientale dopo il 2013

di Redazione · Marzo 18, 2025

Nel Tribunale di Vicenza, la società idrica punta il dito contro Mitsubishi e ICIG: «Hanno anteposto il profitto alla salute e all’ambiente». La Procura chiamata a perseguire i responsabili delle omissioni.

Il processo Pfas, che ha tenuto banco per anni nel panorama giudiziario e ambientale italiano, si avvia verso una nuova fase cruciale. Giovedì scorso, nel Tribunale di Vicenza, Viacqua, la società di servizio idrico integrato del territorio, ha presentato le proprie istanze attraverso l’avvocato Angelo Merlin, chiedendo che la Procura persegua i responsabili del mancato ripristino ambientale dopo il 2013. Una data simbolica, quella del 2013, che segna il termine temporale dei capi d’imputazione del processo Pfas, ma non la fine di un disastro ambientale che continua a gravare sulla popolazione e sull’ecosistema.

Il nodo del ripristino ambientale

La questione centrale sollevata da Viacqua è chiara: dopo il 2013, nonostante la chiusura del processo, non è stato fatto nulla per ripristinare l’ambiente e la risorsa idrica contaminata dai Pfas, sostanze perfluoroalchiliche altamente inquinanti. L’avvocato Merlin ha ribadito che la messa in sicurezza (Miso) avviata nel 2018 non è sufficiente, soprattutto dopo il fallimento di Miteni, l’azienda chimica al centro dello scandalo. «Non si è intervenuti con misure di interdizione, non c’è stata bonifica, né ripristino della risorsa idrica», ha dichiarato Merlin, facendo eco alle parole dell’avvocato Marco Tonellotto, che la scorsa settimana aveva già evidenziato le gravi omissioni delle autorità e delle aziende coinvolte.

Le responsabilità di Mitsubishi e ICIG

Nel mirino delle parti civili, costituite in oltre 300 tra enti e cittadini, ci sono due colossi industriali: Mitsubishi Corporation e ICIG. Nonostante Mitsubishi si sia spesso presentata come “campione della sostenibilità globale”, la realtà sembra essere ben diversa. «Nessuna di queste due grandi realtà ha mai cercato il dialogo con i Gestori del servizio idrico», ha sottolineato Merlin. «Avrebbero potuto e dovuto offrirsi di ripristinare la risorsa idrica, ma non lo hanno fatto». Un atteggiamento che, secondo Viacqua, ha aggravato il danno ambientale, lasciando i gestori del servizio idrico soli a fronteggiare un problema di portata incalcolabile.

Il “modello Miteni” e il cinismo economico

L’avvocato Tonellotto, durante la sua arringa, ha denunciato senza mezzi termini il “modello Miteni”, ovvero l’approccio delle aziende coinvolte che hanno preferito anteporre il profitto alla sicurezza e alla salute delle persone. «Per Mitsubishi, il ragionamento era cinico: si trattava di liberarsi di un problema che i suoi tecnici avevano stimato in almeno 18 milioni di euro», ha affermato Tonellotto. «Hanno deciso che il denaro veniva prima della sicurezza, prima della vita delle persone, prima della legalità». Una scelta che ha permesso al disastro ambientale di “evolversi” dal 2009 fino ai giorni nostri, senza che nessuno intervenisse in modo efficace.

 

Una battaglia per la sostenibilità

Per Viacqua, questa non è solo una questione legale, ma una battaglia per la sostenibilità e per il futuro dell’acqua, risorsa vitale per la comunità. «I responsabili – quelli fino al 2013 e quelli dopo il 2013 – ci hanno lasciato soli», ha scandito Tonellotto. «Nessuno è venuto a ripristinare l’acqua che noi, come Gestori, trattiamo, puliamo e ripristiniamo». Una situazione che non può chiudersi fino a quando non ci sarà una riparazione totale del danno ambientale, con il ripristino completo della risorsa idrica.

 

Il ruolo della Procura

La richiesta di Viacqua e delle altre parti civili è chiara: la Procura deve intervenire per perseguire i responsabili delle omissioni successive al 2013. «Il processo Pfas non può chiudersi senza che sia stata fatta giustizia fino in fondo», ha dichiarato Merlin. «Il ripristino dell’ambiente e dell’acqua deve essere una priorità, e chi ha causato questo disastro deve assumersene la responsabilità».

 

Una partita ancora aperta

Il processo Pfas, quindi, non è affatto concluso. Anzi, si apre una nuova fase in cui la giustizia dovrà fare i conti con le omissioni e i ritardi che hanno permesso al disastro ambientale di protrarsi nel tempo. Per Viacqua e per le comunità colpite, si tratta di una battaglia per il futuro, per l’ambiente e per l’acqua, risorsa indispensabile per la vita. Una battaglia che non si fermerà fino a quando non ci sarà una riparazione totale e una giustizia piena.

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