Quando Vicenza respira (e la politica trattiene il fiato)

di Arrigo Abalti · Dicembre 22, 2025

Smog sotto i limiti per la prima volta in quindici anni, meglio persino di Padova. Un’ottima notizia. Ma ora servono spiegazioni e una strategia, non il silenzio di Palazzo Trissino

 

C’è una sorpresa buona, e proprio per questo quasi sospetta, nell’aria di Vicenza. Dopo quindici anni, lo smog rientra nei limiti. Non per un giorno, non per una parentesi statistica, ma su base annuale. Una notizia che non si annuncia con le sirene, ma con un dato secco: 24 giorni di superamento del PM10, sotto la soglia dei 35 consentiti. Un numero che da solo dice molto più di tante conferenze stampa.

Giusto ieri raccontavamo che anche Padova aveva fatto un passo avanti. Oggi scopriamo che Vicenza è andata oltre: sta meglio della città del Santo, che chiude l’anno poco sotto il limite, attorno ai 32 sforamenti. Non è una gara, ma è un segnale. E per una città che per anni ha convissuto con l’idea di essere condannata dalla pianura, dal traffico e dalle centraline, è un piccolo ribaltamento di destino. Bene per la città, verrebbe da dire senza ironia. Bene davvero.

Anche guardando al resto del Veneto, il dato vicentino smette di essere un’eccezione isolata e diventa un confronto che pesa: Verona si ferma a 26 giorni, Treviso a 28, Rovigo a 30, mentre Venezia resta, come Vicenza, sotto quota 25. Vicenza non è più il fanalino di coda, ma una città che si colloca nella fascia alta – o almeno meno bassa – della classifica dell’aria regionale.

E però, come accade quando una cattiva abitudine sparisce all’improvviso, resta una domanda che pesa più dell’aria: che cosa è successo? Quali fattori hanno prodotto questo miglioramento? È merito del clima, del caso, delle piogge arrivate al momento giusto? Oppure di scelte precise, magari poco raccontate, di politiche ambientali che hanno funzionato più di quanto si sia avuto il coraggio di rivendicare?

Perché se il risultato è strutturale, allora siamo davanti a un cambio di passo. Se invece è congiunturale, legato a un inverno più gentile o a una combinazione favorevole, conviene dirlo subito. Anche per non illudersi. L’aria, come la fiducia, è una materia delicata.

C’è poi un altro silenzio che merita attenzione: quello della politica. Da Palazzo Trissino, al momento, non arriva una lettura pubblica di questi numeri, né una spiegazione, né una prospettiva. Tutto tace. Eppure questo sarebbe il momento ideale per raccontare, numeri alla mano, cosa ha funzionato e cosa no. Non per autocelebrarsi, ma per indicare la prossima mossa. Perché se l’aria migliora, la tentazione di abbassare la guardia è sempre dietro l’angolo.

La vera notizia, forse, non è solo che Vicenza respira meglio. È che ora ha l’occasione di trasformare 24 giorni in una politica, e non in una parentesi. Spiegare, condividere, programmare. L’aria è finalmente più pulita. Sarebbe un peccato continuare a parlarne sottovoce.

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