Se la propaganda sale in cattedra

di Redazione · Gennaio 30, 2026

Il vittimismo dei prof militanti e una confusione che alla scuola non serve

 

Il comunicato stampa del consigliere regionale AVS Carlo Cunegato è un piccolo capolavoro di retorica contemporanea. Non nel senso artistico, ma in quello acrobatico: parte da un volantino studentesco, passa per le liste di proscrizione fasciste, devia su Gaza, atterra su Giorgia Meloni, fa tappa al Giuseppe Valditara e chiude con l’autodenuncia eroica dell’insegnante di Filosofia “de sinistra”. Tutto in un unico fiato. Se fosse ginnastica, sarebbe olimpica.

Cominciamo dai fatti, che in questi casi sono sempre la parte più maltrattata.

Il “questionario di Azione Studentesca” non schedava “i professori di sinistra”. Chiedeva agli studenti di segnalare eventuali episodi di propaganda politica in classe. E alzi la mano chi non ne ha avuti. La distinzione non è un dettaglio: è l’intera questione. Perché un conto è indagare le idee di una persona, un altro è discutere il comportamento professionale durante l’orario di lavoro. Confondere le due cose non è un errore: è una scelta narrativa. Superficiale se in buona fede, inaccettabile se non lo è.

Da qui il primo salto carpiato: il questionario diventa “schedatura ideologica”, che a sua volta “ricorda le liste di proscrizione”. Mancano solo i treni in orario. Peccato che nessuno chieda nomi per epurazioni, nessuno preveda sanzioni, nessuno parli di punizioni. Ma quando si vuole evocare il fascismo, i dettagli sono un impiccio.

Secondo salto: la circolare del ministro Valditara che chiederebbe alle scuole di “segnalare gli studenti palestinesi”. Detto così, sembra un censimento etnico. Peccato che la richiesta — per quanto discutibile — fosse legata a esigenze amministrative e di tutela, non a una classificazione razziale. Ma anche qui la precisione guasta l’effetto.

A questo punto Cunegato fa la sua mossa migliore: l’autodenuncia. “Sono un insegnante di Filosofia, amo la scuola e sono di sinistra”. Una frase che non risponde a nulla di ciò che è in discussione, ma funziona benissimo come scudo morale. Perché nessuno, in realtà, ha mai chiesto agli insegnanti di non essere di sinistra. Neanche a Cunegato. Nessuno. Si chiede, semmai, di non fare politica mentre insegnano. Che è un’altra cosa, e molto meno epica.

Poi arriva il capolavoro: “È questo che spaventa la destra: una scuola dove si impara a pensare, non a obbedire”. Traduzione: chi chiede che la politica non salga in cattedra odia il pensiero critico. Un sillogismo che non starebbe in piedi nemmeno in un compito di recupero. Come se spiegare Kant senza suggerire per chi votare fosse un atto di obbedienza.

Infine, l’episodio del Liceo Fogazzaro, dove un’assemblea sarebbe stata “censurata” perché mancava il contraddittorio. Anche qui il linguaggio fa tutto: garantire pluralismo diventa censura, chiedere equilibrio diventa repressione. È il mondo alla rovescia, ma con una sola bussola: quella ideologica.

Il comunicato si chiude con la solita frase-totem: “Se difendere i diritti umani e la Costituzione significa essere di sinistra, lo rivendico con orgoglio”. Frase impeccabile, perché impossibile da contestare. Peccato che questa conclusione diritti umani+Costituzione = sinistra non è solo una forzatura, è ignoranza. La Costituzione l’hanno scritta le migliori intelligenze di molte culture tra cui anche quelle di sinistra, ma di certo non erano di sinistra i democristiani, i liberali, gli azionisti. Speriamo che Cunegato non insegni storia. E poi chi mai sarebbe contro i diritti umani? Nessuno li ha messi in discussione. Il tema era un altro. Ma è più comodo combattere una battaglia immaginaria che rispondere a una domanda concreta.

In sintesi: si parte da un problema reale — il confine tra insegnamento e militanza — e lo si trasforma in una saga resistenziale. Si confonde la libertà di pensiero con l’immunità professionale. Si chiama censura qualsiasi limite. E ci si proclama vittime mentre si occupa stabilmente la cattedra.

È una tecnica collaudata: quando mancano gli argomenti, si moltiplicano i paragoni storici. magari anche sbagliati, un tanto al chilo, come al mercato, tanto nessuno se ne accorge nel flusso infernale di cronache marziane. Quando manca il merito, si alza il volume morale.

E quando qualcuno chiede sobrietà, si grida al fascismo. La scuola merita di meglio.

Anche dalla sinistra.

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