La paura senza padrone

di Arrigo Abalti · Luglio 24, 2026

Sondaggio Demetra: Possamai vince perché non c’è partita. Ma la sicurezza è la pallottola vagante, e a Vicenza c’è già qualcuno che non ha ancora governato

 

Diciamolo subito, che poi ci si mette a fare i sofisti: Giacomo Possamai sta bene. Sta bene come stanno bene i sindaci che non hanno nessuno davanti allo specchietto retrovisore. Il 56,2 contro un centrodestra ipotetico, il 63,7 se gli mettono davanti Silvio Giovine, che paga un debito di notorietà come tutti i parlamentari di questa strana epoca, il 58,3 perfino contro Francesco Rucco, che è stato sindaco, che tutti conoscono, che ha il vantaggio dell’usato sicuro. Diciassette punti di vantaggio sul suo predecessore. Ventisette su un deputato in carica. Questi non sono numeri da ballottaggio, sono numeri da amichevole estiva.

E infatti il problema non è Possamai.

Il problema è che a Vicenza, in questo momento, non esiste politica. Esistono i partiti, che sono un’altra cosa, e lo si vede benissimo dai numeri: il Pd che perde quattro punti mentre il suo sindaco ne guadagna due — traduzione: la gente vota l’uomo e scavalca il simbolo —, la Lega inchiodata al suo 8,9 come un chiodo in un muro di cartongesso, nonostante sia sparita dalla mappa della città, Forza Italia che scende, i Cinque Stelle che sono ormai una nota a piè di pagina, il 43,4 per cento di indecisi e astenuti che è la vera maggioranza assoluta di questa città. Uno su due non c’è. Non ha cambiato idea: ha cambiato stanza. Sta sul divano.

L’unico che cresce è Fratelli d’Italia, primo partito al 26,2. E cresce, badate, non perché si veda un progetto per Vicenza, ma perché è l’unica cosa che si vede quando ci si volta dall’altra parte. È il partito-alternativa allo stato puro: non propone, sta lì. In politica, quando l’offerta è deserta, essere presenti è già un programma.

Poi c’è la sicurezza, e qui bisogna smettere di sorridere.

Il 63 per cento dei vicentini la mette al primo posto. Il 79 tra gli elettori di centrodestra, il 43 perfino tra quelli di Possamai, il 71 tra gli indecisi — che è il dato più impressionante di tutto il sondaggio, perché ci dice che la paura è l’unico argomento che tiene ancora insieme quelli che non parlano più con nessuno. E il 56 per cento boccia la giunta proprio lì.

Ora: chi risponde a quella domanda?

Non chi governa. Perché nei tre anni di amministrazione la sicurezza non è mai diventata una cosa fisica, un dispositivo, un intervento che il cittadino possa toccare e riconoscere come tale. Ci sono state parole, tavoli, prese d’atto. Non c’è stata una misura che il vicentino, uscendo di casa la sera, possa attribuire a qualcuno. La sicurezza è l’unico tema che non sopporta la mediazione: o si vede, o non esiste.

Ma non risponde nemmeno chi sta all’opposizione, ed è qui che la faccenda si fa seria. Perché il centrodestra vicentino sul tema più suo, quello su cui in Italia ha costruito vent’anni di egemonia, non ha prodotto un’iniziativa, un’inchiesta, una proposta, un presidio, un fastidio. Ha cavalcato il malumore senza mai smontarlo e rimontarlo in forma di progetto. Ha fatto opposizione al sentimento, non all’amministrazione. E il sentimento, si sa, si esaurisce come una sigaretta: brucia bene, dura poco, non riscalda nessuno.

Risultato: la paura, a Vicenza, non ha padrone.

Ed è vacante. Ecco perché quel 7,6 per cento di Futuro Nazionale — un dato senza precedente, senza storico, senza radici locali — andrebbe letto con molta più attenzione di quanta gliene sia stata riservata finora. Non è un partito, non ha una classe dirigente, non ha una tradizione a Vicenza. Ha però l’unica cosa che nel 2028 potrebbe valere più di tutte le altre: non ha mai governato. Non ha firmato delibere, non ha gestito bilanci, non ha dovuto spiegare perché una via è ancora buia. È integro per assenza. E quando una città chiede sicurezza al 63 per cento e nessuno gliela consegna, quel voto lì non resta fermo: si sposta verso l’unico soggetto che non abbia ancora avuto occasione di deludere.

Sette virgola sei per cento oggi vale poco. Tra due anni, in una competizione dove il primo partito è al 26 e il secondo al 25, vale la partita.

Restano ventidue mesi. A Possamai per trasformare il gradimento in governo, cioè in cose che si vedono. Al centrodestra per capire che un tema non si occupa nominandolo, ma lavorandoci. A tutti gli altri per accorgersi che il posto vuoto, in politica, non resta mai vuoto a lungo.

Qualcuno, prima o poi, ci si siede.

CONDIVIDI SU

[wpzoom_social_icons id="12577"]