Alberto Stefani

Follow you, follow me

di Arrigo Abalti · Luglio 30, 2026

 

C’è una nuova classifica dei governatori italiani, e per la prima volta da tempo immemore non riguarda il PIL regionale, le liste d’attesa in sanità o la produttività industriale. Riguarda i like. Un report di Arcadia e Liberi Network, realizzato per Adnkronos, ha misurato chi tra i presidenti di Regione sa maneggiare meglio Facebook, Instagram e TikTok — e la top ten legge come un bollettino di guerra combattuto a colpi di reel e stories, non di delibere.

Vince, per crescita assoluta di follower, Roberto Occhiuto, il calabrese che in sei mesi ne ha raccolti quasi cinquantamila, come se avesse convocato l’intera popolazione di un capoluogo di provincia a mettere un cuoricino sulla sua pagina. Ma è il nostro Alberto Stefani a occupare il podio con dignità sabauda: secondo per crescita generale, primo per engagement su Facebook con un rispettabile 6,4%, pagina cresciuta del 74% in sei mesi. Il presidente del Veneto, che in Consiglio regionale litiga di editoriali e vecchie guardie — lo raccontavamo proprio ieri — su Instagram sfoggia un più modesto ma dignitoso ventisette per cento di crescita follower, oltre ventiseimila nuovi cuori digitali. Il Veneto, si direbbe, twitta come governa: senza strafare, ma con metodo.

C’è poi la piccola rivincita degli ex parlamentari nazionali: Roberto Fico, Antonio Decaro, Alessandra Todde — i tre governatori che hanno già respirato l’aria di Roma — dominano l’engagement complessivo, con Fico che sfiora i due milioni di interazioni. La morale, se ce n’è una, è la solita: la fama non nasce sui social, i social semmai la certificano. Chi era già qualcuno prima del bottone “segui” resta qualcuno anche dopo. Gli altri, per quanti follower raccolgano, restano amministratori con l’account aperto.

E poi c’è Alberto Cirio, che su TikTok trionfa con un tasso di coinvolgimento del quattordici per cento — numero mostruoso, se non fosse che il suo account conta poco più di millecinquecento follower: è come vincere una maratona correndola da soli. È la metafora perfetta di questa classifica intera: misura con grande precisione una cosa che, alla fine, dice poco su chi amministra bene una Regione e molto su chi ha capito prima degli altri che oggi si governa anche — non solo, ma anche — con lo smartphone in mano. Il problema arriva quando si comincia a confondere le due cose.

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