di Redazione · Febbraio 27, 2026
Le poltrone della sanità veneta cambiano inquilino. Il governatore ha superato il primo vero test con un dribbling sul metodo e sei innesti precisi. Domani l’ufficializzazione. Ma la notizia vera è già uscita
C’è una cosa che Alberto Stefani ha fatto bene prima ancora di firmare qualsiasi decreto. Ha resistito.
Nelle ultime settimane, chiunque avesse un interesse nella sanità veneta ha provato a farglielo sapere. C’è chi lo ha fatto con eleganza istituzionale — le telefonate educate, quelle che cominciano con «volevo solo rappresentarle» e finiscono con «naturalmente la decisione è sua». C’è chi lo ha fatto con la lettera anonima: un «consigliere un po’ anziano», quasi ottantenne, scriveva ai consiglieri regionali evocando «lobby» e «vere e proprie bande» che orienterebbero le nomine, citando nomi, spargendo veleni. Il copione del padre nobile preoccupato per le istituzioni. La tecnica del cecchino che spara dal buio.
C’è chi lo ha fatto con la lettera dei sindaci. A Schio, Cristina Marigo — presidente del Comitato dei Sindaci del Distretto 2 dell’ULSS 7 — aveva fatto circolare un testo di sostegno al direttore uscente Carlo Bramezza da inviare al governatore. Una lettera firmata «a nome del distretto». Peccato che dieci sindaci su quel distretto abbiano poi dichiarato pubblicamente di non aver visto nemmeno la bozza. «La sanità pubblica è una cosa seria», hanno scritto nella smentita. Raramente quattro parole hanno detto di più.
C’è chi lo ha fatto dal giornale. Pietro Sottoriva, presidente della Fondazione Fabbricare Salute — che ha donato attrezzature per centinaia di migliaia di euro all’ospedale di Santorso — ha rilasciato un’intervista al Mattino di Padova: «Serve continuità per chi lavora bene», «prima di Bramezza la gestione era pessima». Legittimo. Ma c’è un momento in cui il filantropo diventa il creditore. In cui la donazione genera un’aspettativa. In cui il generoso si siede al tavolo delle nomine senza essere stato invitato.
E c’è chi lo ha fatto con la velina. Il Gazzettino ha pubblicato la lista degli 80 ammessi dalla commissione di valutazione e dei 50 esclusi — pagellini che circolavano da giorni nei corridoi prima di finire in prima pagina. Una mappa del potere travestita da informazione. Un messaggio preciso: il campo è già segnato, certe caselle sono blindate, il governatore si adegui. E in ogni caso seminiamo un po’ di ansia e confusione.
Tutti questi strumenti avevano un argomento comune, il più nobile possibile: la continuità. Dove le cose vanno bene non si tocca niente. Un principio che non si può contestare. Un’arma perfetta. Perché «le cose vanno bene» lo decide sempre chi le sta facendo.
Stefani ha ascoltato. Ha preso nota. Ha ringraziato. Poi ha inventato una regola sola, valida per tutti senza eccezioni: nessuno resta dov’era.
Non è un atto di forza. È un dribbling. La continuità c’è — le persone restano, la competenza resta. Ma la sedia cambia. Con una mossa sola ha svuotato l’argomento principale di chi premeva. L’ha presa, l’ha accettata, e l’ha reinterpretata: sì alla continuità delle persone, no alla continuità delle posizioni. Chi voleva difendere l’architettura del regime precedente si è trovato a difendere qualcosa che Stefani non stava attaccando. E ha perso comunque.
Il secondo tempo lo gioca con gli innesti. Tre esterni puri — Peter Assembergs dalla Lombardia a Vicenza, Giancarlo Bizzarri dall’Umbria a Treviso, Paolo Petralia dalla Liguria a Verona — che non devono niente a nessuno, non conoscono le liturgie locali, non hanno debiti da saldare né favori da restituire. Tre discontinuità geografiche in tre piazze pesanti. Poi ci sono le promozioni interne: Giovanni Carretta e Massimo Zuin che fanno il salto da direttori di struttura a dg, scelti dentro il sistema ma collocati fuori dalla loro zona di comfort. E poi c’è Paolo Fattori, l’ingegnere di Palazzo Balbi, l’uomo che stava nel magic team ai tempi del Covid, al cervello del sistema — una scelta che porta la governance sanitaria dentro la giunta, corta, senza intermediari.
Non sono mosse casuali. Sono discontinuità chirurgiche nei punti dove il sistema era più abituato a se stesso. E sono anche un segnale a chi lavora bene dentro il sistema che il sistema premia — purché sia disposto a ricominciare da capo su una sedia nuova.
È la prima volta, dopo quindici anni, che la sanità veneta cambia governance senza che il governatore uscente abbia già scritto il capitolo successivo. Zaia nel 2024 aveva riconfermato tutti, poltrone inamovibili, il suo squadrone blindato fino all’ultimo giorno. Stefani ha ereditato un sistema rodato e lo ha rimescolato senza smontarlo. Riforma senza rivoluzione. Ma inequivocabile.
I nomi ufficiali arrivano domani. La notizia vera è già uscita: Stefani ha superato il primo vero test. Lo ha fatto senza alzare la voce. Sul metodo.
I NOMI — tutti da confermare. L’ufficializzazione è attesa per domani
Ulss 1 Dolomiti (Belluno) — Giuseppe Dal Ben
Trevigiano, classe 1957, medico. Commissario a Belluno dal maggio 2023, incarico aggiunto all’AOU di Padova che continuava a guidare. Con le Olimpiadi invernali alle porte, diventa dg a tempo pieno. Formalizzazione dell’ovvio.
Ulss 2 Marca Trevigiana (Treviso) — Giancarlo Bizzarri
Manager di lungo corso, viene dall’Umbria dove ha guidato gli enti strumentali della sanità regionale — PuntoZero prima, Umbria Salute poi. Conosce la governance dei sistemi sanitari complessi. Primo incarico nel Veneto. Terzo esterno puro della tornata, dopo Assembergs e Petralia.
Ulss 3 Serenissima (Venezia) — Massimo Zuin
Camponogara, classe 1964. Direttore dei servizi socio-sanitari della Serenissima dal 2021 — il terzo della terna, quello che si occupa degli anziani, dei fragili, di tutto ciò che non si guarisce con una pillola. È stato presidente di Arteven, il circuito teatrale regionale. Venezia è sempre la nomina più delicata della regione. Primo salto a dg.
Ulss 4 Veneto Orientale (San Donà) — Carlo Bramezza
Giurista, laurea a Bologna. Era già dg dell’Ulss 4 dal 2013 al 2020, poi Zaia lo aveva mandato alla Pedemontana. Torna a casa. Un matrimonio di ritorno. Spesso funzionano meglio del primo.
Ulss 5 Polesana (Rovigo) — Mauro Filippi
La storia più bella del lotto. Ha cominciato come infermiere a sedici anni nel 1983. Ha studiato mentre lavorava: due lauree con lode, Trieste e la Cattolica. Secondo infermiere in Italia a guidare un’azienda sanitaria pubblica. Il Polesine è il territorio che ogni piano sanitario regionale promette di rafforzare e lascia com’era. Filippi ci porta almeno la storia giusta.
Ulss 6 Euganea (Padova) — Patrizia Benini
Medico, laurea alla Cattolica. Ha percorso la sanità padovana da ogni angolazione: AO Padova, Ulss 10, IOV, Ulss 9 Scaligera. Conosce il territorio. Sa stare nell’ombra dell’università senza scomparirci.
Ulss 7 Pedemontana (Bassano) — Giovanni Carretta
Padovano, classe 1970, due specializzazioni mediche — Malattie Infettive e Medicina Preventiva. Direttore sanitario della Serenissima dal 2021. Primo salto a dg. Arriva in un territorio che ha appena fatto la guerra sulla lettera pro-Bramezza. Lo aspettano.
Ulss 8 Berica (Vicenza) — Peter Assembergs
Il primo degli esterni. Medico, carriera interamente in Lombardia — ASST Garda poi ASST Bergamo Ovest a Treviglio. I sindaci leghisti avevano scritto al ministro Salvini per tenerlo. Non è servito a niente. Arriva a Vicenza senza liturgie da rispettare e senza debiti da saldare.
Ulss 9 Scaligera (Verona) — Pietro Girardi
Messinese di nascita, veneto d’adozione da quando aveva nove anni. Statistico, ex insegnante di matematica. Ha già guidato Verona per sette anni, poi Zaia lo aveva ceduto in prestito al Polesine nel 2024. Torna. Come sempre a Verona, tutto finisce dove è cominciato.
AOU Verona — Paolo Petralia
Medico ligure, dg del Gaslini di Genova per un decennio, poi dg dell’Asl 4 Liguria dal 2021. Viene da fuori, conosce la sanità universitaria e quella ospedaliera ad alto livello di specializzazione. Verona universitaria — il Civile, i trapianti, la ricerca — è una delle aziende più complesse d’Italia. Petralia è il nome più geograficamente lontano dell’intera tornata.
AOU Padova — Paolo Fortuna
Psicologo di formazione, dg dell’Ulss 6 Euganea dal 2021. Vent’anni nel sistema socio-sanitario padovano. Conosce ogni angolo di quel territorio. Alla cattedrale della medicina universitaria veneta serve qualcuno che sappia parlare con i professori senza diventare il loro segretario.
IOV — Patrizia Simionato
Scienze Politiche, Padova. Ha girato tutto il sistema: IOV, Azienda Zero, Polesana, Berica. Torna all’oncologia, dove ha cominciato. Una certezza.
Azienda Zero — Paolo Fattori
Ingegnere, funzionario regionale di lungo corso. Ha gestito il PNRR sanitario e il cantiere del nuovo ospedale di Padova. Non ha mai guidato un’azienda sanitaria. Stefani lo mette al cervello del sistema.




