Tav a est, il prezzo della velocità è la profondità. E il coraggio

di Arrigo Abalti · Aprile 5, 2025

 

C’è qualcosa di emblematico nella vicenda del terzo lotto della Tav a est di Vicenza: non solo perché si tratta dell’ennesimo banco di prova per la politica delle grandi opere in Italia, ma soprattutto perché, ancora una volta, il futuro si ritrova a fare i conti con ciò che sta sotto i nostri piedi — nel caso specifico, con una falda acquifera.

Le preoccupazioni emerse nell’incontro promosso dalla Camera di Commercio, che ha visto la presenza di categorie economiche, ordini professionali e autorità locali, sono tutt’altro che marginali. Non si tratta solo di cavilli tecnici: il nodo vero è che la linea ad alta velocità, per uscire a est, deve attraversare un terreno che non perdona leggerezze. Le alternative sono tre, ma quella oggi ritenuta preferibile — una lunga galleria sotterranea — presenta un rischio concreto: finire con l’interferire con la falda e trasformare un’opera infrastrutturale in una diga indesiderata.

Qui sta il punto politico: chi decide? E su quali basi? La logica delle compensazioni non basta più a placare il dissenso, così come non è sufficiente appellarsi al progresso per giustificare ogni scelta. La Tav, che nel dibattito nazionale ha rappresentato negli anni un simbolo di modernità, qui si scontra con la realtà minuta — ma fondamentale — del territorio. La corsa verso l’alta velocità si misura, paradossalmente, con la lentezza della burocrazia, con la complessità geologica, con i vincoli ambientali. E soprattutto con l’ascolto, spesso parziale, delle comunità coinvolte.

È significativo che a far emergere i primi allarmi siano stati proprio i tecnici, gli ingegneri, gli addetti ai lavori. Non i comitati del “no”, ma chi è chiamato a trasformare un tracciato in un’infrastruttura. C’è, in questo, un monito da non sottovalutare: la modernità non è solo questione di chilometri orari, ma anche di sostenibilità e di trasparenza. Il confronto tra istituzioni, cittadini e operatori economici non deve essere un passaggio formale, ma una condizione sostanziale.

In questa partita complessa, il Comune di Vicenza ha un ruolo che non può permettersi di giocare in difesa. Il sindaco Giacomo Possamai si trova oggi davanti a una scelta che, per quanto impopolare dal punto di vista dei conti, potrebbe rivelarsi decisiva per la qualità della città del domani. La soluzione della galleria lunga — più costosa, più lenta da realizzare — appare la meno impattante per il territorio. E forse proprio per questo va difesa.

Certo, ci sarà chi tenterà di fare i giochi di prestigio con la logica del risparmio, di nascondersi dietro a giustificazioni tecniche: la falda, i tempi, la burocrazia. Ma a volte le scuse hanno l’odore della convenienza. Che non è mai quella del cittadino.

E in un Paese dove troppe volte le scorciatoie si sono rivelate trappole, serve il coraggio di fare scelte lungimiranti, anche se impopolari. Vicenza aspetta un segnale. Non una voce sopra le righe, ma una posizione chiara. Senza proclami, ma con la responsabilità di chi sa guardare avanti. Come si doveva fare – e non si è fatto – per l’entrata a ovest che sarà devastante.

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