Tra due giorni è Natale

di Arrigo Abalti · Dicembre 23, 2024

A Vicenza è Natale, ma non c’è la neve, c’è un freddo inatteso e il sole splende alto. Le luci scintillano in Corso Palladio, ma non c’è la confusione di un tempo e i negozi chiusi raccontano un’altra poesia.

Campo Marzo ha un cancello che brilla di ordine, i lampioni illuminano un futuro che ci auguriamo più sicuro. Ma nelle periferie, come in molte aree del Centro Storico, lontano dagli occhi, la sicurezza è ancora un’idea che resta nel buio.

Le auto ingorgano il traffico, un fiume che stagna, tra le rotonde strette e i semafori stanchi. La città si muove lenta, con il freno tirato, mentre sogna un respiro che tarda ad arrivare.

Eppure qualcosa cambia, piano e sottovoce, nell’ex Macello una promessa si accende. La Biblioteca attende di riaprire il suo cuore, e speriamo sia la volta buona, e l’università riporta un po’ di giovani in centro, a San Biagio, che era diventata solo zona di spaccio per i ritrovi della peggio gioventù nella zona della Spiaggetta.

Ma le tasse aumentano, anche da Palazzo Trissino, dove sanno che prima di tutto c’è bisogno di non appesantire i cittadini, nè con le rette delle mense, nè con l’atteggiamento da esattore di chi lascia a casa chi salta un pagamento. Eppure le famiglie resistono, e il Natale si sente più nelle case che fuori.

Le serrande abbassate, poi,  raccontano storie, di chi ha lottato e perso contro il peso dei giorni, e il commercio urla alla luna in attesa che succeda qualcosa che inverta la desertificazione in atto.

Eppure, Vicenza, resta un mistero, con la sua bellezza nascosta tra i muri, con la sua capacità di rialzarsi, con la voglia di ripartire, con i record che, incredibilmente, riesce ad incassare, come la scalate nella classifica del Sole 24 ore tra le prime dieci provincie in Italia per la miglior qualità della vita, come l’Oscar per le buste paga più alte del Veneto. Peccato che le buste paga siano comunque indecenti rispetto al costo reale della vita.

Come dice Paolo Sorrentino, “la bellezza è discreta, e chi sa cercarla, la trova e l’aspetta”.

Buon Natale, Vicenza, con le tue luci e le tue ombre, con i sogni di chi, come noi, continua ad amarla e non vuole lasciarla. E pensa ancora che il futuro sarà meglio del presente.

“Tra due giorni è Natale, non va bene non va male”, cantava Francesco De Gregori. Ecco mettiamola così, con una scommessa perché il prossimo vada meglio.

 

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