Un esercito di nasi contro le puzze industriali

di Redazione · Febbraio 15, 2026

Brendola arruola “annusatori” per mappare le emissioni. Un progetto pilota con l’Università di Udine e il laboratorio Lod per incrociare segnalazioni e dati. Ma il vero nodo resta politico: chi controlla chi produce?

Pagati per annusare. Sembra una battuta da bar dell’Area Berica, invece è un bando pubblico. Il Comune di Brendola, poco più di seimila abitanti, ha aperto una selezione per “valutatori degli odori”. Tradotto: cittadini con buon olfatto chiamati a fiutare l’aria, segnalare le emissioni sgradevoli, compilare questionari digitali. Un naso civico contro le puzze industriali.

Non è folklore amministrativo. È un progetto strutturato, inserito nell’iniziativa provinciale “Giada” per la riduzione dell’inquinamento olfattivo. Alla regia c’è il Lod, Laboratorio di Olfattometria Dinamica, spin-off dell’Università di Udine, specializzato nella misurazione tecnica degli odori. L’obiettivo è incrociare le percezioni dei cittadini con dati scientifici, orari, direzioni del vento, cicli produttivi.

Come funziona la caccia agli odori

Il meccanismo è semplice, almeno sulla carta. I candidati – maggiorenni, residenti a Brendola o nei comuni limitrofi – devono avere uno smartphone funzionante e non soffrire di patologie che compromettano l’olfatto. Saranno contrattualizzati per dodici mesi come lavoratori autonomi occasionali. Compenso fisso per attività, maggiorazioni per sopralluoghi serali, notturni o festivi.

Gli “annusatori” seguiranno percorsi prestabiliti, si fermeranno in punti definiti, effettueranno misurazioni sensoriali a intervalli regolari. Ogni percezione verrà registrata su una piattaforma digitale. Laddove emergerà una segnalazione ricorrente, si procederà con analisi più approfondite.

Il modello è quello dell’olfattometria dinamica: non basta dire “si sente puzza”, bisogna quantificarla, descriverla, contestualizzarla. Intensità, persistenza, tipologia. Un lessico tecnico applicato a qualcosa di molto quotidiano.

Perché Brendola

Chi conosce la geografia produttiva del Vicentino sa che l’area tra Brendola, Montecchio Maggiore e la zona industriale a ridosso dell’autostrada è densamente popolata da impianti manifatturieri, logistica, lavorazioni chimiche e meccaniche. Negli anni non sono mancate segnalazioni di emissioni odorigene, soprattutto nelle ore serali o con particolari condizioni meteo.

Il sindaco Bruno Beltrame ha spiegato che l’iniziativa nasce proprio dall’esigenza di dare risposte strutturate ai cittadini. Non più segnalazioni isolate o polemiche sui social, ma un sistema di monitoraggio continuativo. Una mappa delle puzze, per così dire.

Il punto è politico prima ancora che tecnico: l’odore è un inquinante difficile da classificare. Non sempre supera limiti normativi, non sempre è associato a sostanze tossiche, ma incide sulla qualità della vita. E in territori ad alta densità industriale il conflitto tra sviluppo e vivibilità è cronico.

Tra scienza e percezione

L’olfattometria è una disciplina riconosciuta anche a livello europeo. Diverse regioni italiane – Lombardia ed Emilia-Romagna in primis – hanno sperimentato sistemi analoghi per monitorare le molestie olfattive. In alcuni casi si è arrivati a individuare impianti responsabili di emissioni fuori standard; in altri si è trattato di fenomeni episodici legati a cicli produttivi o condizioni atmosferiche.

Il progetto di Brendola punta proprio sull’integrazione: segnalazione umana e rilevazione tecnica. Quando una puzza viene percepita, i dati vengono incrociati con parametri ambientali e con l’attività delle aziende presenti nell’area. Se l’odore è persistente e riconducibile a una fonte precisa, scattano controlli mirati.

Il nodo delle responsabilità

Qui si apre il capitolo più delicato. Individuare un odore non significa automaticamente dimostrare un illecito. Le emissioni industriali sono disciplinate da autorizzazioni ambientali (Aia, Aua) e limiti precisi. Ma il confine tra rispetto formale delle norme e impatto reale sul territorio è sottile.

La “squadra dei nasi” rischia di diventare un simbolo: cittadini chiamati a supplire a un sistema di controllo percepito come insufficiente. Oppure, al contrario, uno strumento di trasparenza che rafforza la credibilità delle imprese virtuose.

Molto dipenderà dalla gestione dei dati. Saranno pubblici? Aggregati? Utilizzabili in sede amministrativa? La credibilità del progetto passa da qui.

Una questione di qualità della vita

Nel Vicentino il tema dell’aria non è nuovo. Dalle polveri sottili alla questione Pfas, la sensibilità ambientale è cresciuta. Brendola aggiunge un tassello: l’olfatto come sentinella.

C’è anche un elemento sociologico. Si cercano giovani, studenti, disoccupati. Un lavoro part-time per annusare l’aria del proprio paese. Un modo per trasformare la lamentela in partecipazione.

Resta una domanda che attraversa la nostra provincia industriale: quanto siamo disposti a tollerare in nome della produzione? E chi decide il punto di equilibrio?

Il Comune ha scelto una strada sperimentale. Se funzionerà, potrebbe diventare modello replicabile in altri territori. Se fallirà, resterà un curioso episodio amministrativo.

Intanto, a Brendola, l’aria si annusa con metodo. E il naso diventa strumento civico. O delatorio. Dipende.

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