di Redazione · Luglio 5, 2025
Prove tecniche di strategie comuni sul futuro della raccolta dei rifiuti
C’è una politica che ama mostrarsi, e una che si limita a funzionare. In un Veneto dove i rifiuti sono spesso una questione di emergenze, più che di programmazione, succede qualcosa che merita attenzione: Vicenza presenta tre progetti concreti e strategici per migliorare la gestione dei rifiuti urbani e li candida a ottenere una fetta dei 22 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione con il bando approvato con DGR 80/2025, nell’ambito del programma FESR 2021–2027.
È un bando importante, riservato a chi ha idee chiare: premia chi propone impianti innovativi, recupero di materia, efficientamento tecnologico, prevenzione, e punta a rafforzare la rete impiantistica pubblica nei territori. Non è una misura per i proclami o i rendering da campagna elettorale. È roba per chi lavora sul serio.
A Vicenza lo hanno fatto. Tre i progetti presentati, coordinati dal Consiglio di Bacino e frutto del lavoro di tre gestori pubblici: Alto Vicentino Ambiente, Utylia e Valore Ambiente. Nessun effetto speciale, ma un’idea chiara: fare quello che ancora manca per rendere autonomo e sostenibile il sistema rifiuti provinciale.
Il primo progetto, firmato da Alto Vicentino Ambiente, prevede un impianto da 3 milioni di euro per recuperare le componenti metalliche contenute nelle scorie post-incenerimento: un flusso oggi privo di valorizzazione, che finisce in discarica. L’obiettivo è ridurne l’impatto e restituire valore a una frazione che può rientrare nel ciclo produttivo.
Il secondo intervento, proposto da Utylia, punta ad acquisire un’area per realizzare un impianto per il trattamento della frazione organica (umido), fino a 60.000 tonnellate annue. Oggi, questa parte dei rifiuti viene esportata fuori provincia con evidenti costi economici e ambientali. Il progetto, dal costo iniziale di 500.000 euro (relativi solo all’acquisto dell’area), punta a creare un’autosufficienza impiantistica reale per tutto il bacino vicentino.
Il terzo, targato Valore Ambiente, affronta il grande rimosso della raccolta differenziata: gli ingombranti. Il tasso di riciclo oggi è inferiore al 5%. L’impianto proposto – 12.000 tonnellate/anno di capacità e un investimento da 7,6 milioni – punta a portarlo sopra il 50%, recuperando legno, plastica, metalli e riducendo drasticamente il ricorso alla discarica.
Tre impianti, oltre 11 milioni di euro complessivi di investimento, zero propaganda.
Ma la notizia vera è il metodo. Il Consiglio di Bacino Vicenza, guidato da Francesco Gonzo, non ha solo “coordinato” nel senso burocratico del termine. Ha fatto qualcosa di più inconsueto: ha costruito una visione condivisa tra soggetti pubblici, ha sostenuto i gestori nel dare forma ai progetti, ha tenuto insieme esigenze diverse con un obiettivo comune. Non ha parlato di “transizione ecologica”: l’ha messa a terra. E lo ha fatto senza potere diretto sui fondi, ma assumendosi la responsabilità politica della regia.
In un sistema che spesso oppone Comuni a Consorzi, società a enti di governo, questo è un segnale forte: le partecipate pubbliche possono e devono lavorare insieme, se c’è chi le guida con visione e realismo.
Certo, questa dovrebbe essere la normalità. Ma oggi, nel tempo della politica gridata e del “greenwashing”, è ancora l’eccezione. E quando l’eccezione funziona, va raccontata.
Il futuro della gestione dei rifiuti non sta nelle ordinanze dell’ultimo minuto o nei selfie con il sacco dell’umido. Sta nella capacità di immaginare, progettare e chiedere risorse per realizzare infrastrutture pubbliche che migliorano davvero la qualità della vita. Il Consiglio di Bacino di Vicenza, oggi, dimostra che si può fare.
P.S.
Restano due strane assenze in tutta la partita, Soraris e Agno Chiampo Ambiente, le altre due società pubbliche che si occupano di rifiuti nel territorio del Bacino. Peccato perchè così perdono un’occasione.




