A casa con chi?

di Arrigo Abalti · Agosto 25, 2026

Roberto Volpe scrive al cardinale Parolin

 

Ci vuole un certo coraggio, per un uomo che passa le giornate a coprire turni notturni e a cercare infermieri che non esistono, a sedersi e scrivere al Segretario di Stato del Papa. Roberto Volpe, che rappresenta gran parte delle case di riposo venete, l’ha fatto: sette facciate, tono deferente fino all’ultima riga, una richiesta sola. Misura nelle parole.

Non è un gesto contro qualcuno. È il gesto di chi, dopo anni passati a spiegare senza essere ascoltato, decide di bussare alla porta più alta che conosce. A un bassanese, come lui. E ha il merito raro di dire, nella stessa lettera, che l’interlocutore ha ragione su quasi tutto.

Perché è così. Monsignor Vincenzo Paglia ha detto una frase di una bellezza disarmante: il posto dell’anziano non è dentro un’istituzione, è la sua casa, la sua parrocchia, la sua comunità. Ha ragione. Ha ragione anche quando osserva, con una durezza che nessun laico si sarebbe permesso, che in ogni diocesi c’è un prete per i giovani e non c’è nessuno per i vecchi.

Poi però uno guarda i numeri della propria città e scopre che a Vicenza, in questo momento, ci sono 3.952 ultraottantenni che vivono soli. La casa ce l’hanno. La parrocchia pure. La comunità, sulla carta, siamo noi.

Manca solo qualcuno dentro.

Ecco: la domanda vera non è se sia meglio la casa o la struttura. La domanda vera è di tre parole, e chiunque abbia accompagnato un genitore in quella stagione se l’è sentita salire in gola almeno una volta, di notte. A casa con chi?

Nelle case di riposo che funzionano — e sono quasi tutte, per quanto la cronaca ci racconti soprattutto le altre — succede una cosa che non compare in nessun piano regionale. Quando arriva la fine, e non c’è più niente da somministrare, qualcuno si siede accanto al letto e tiene una mano. Spesso è un’operatrice di trent’anni, spesso è la domenica, spesso quella mano non avrebbe nessun altro da stringere.

Non è un modello assistenziale. È una mano.

Difenderla non è corporativismo: è la ragione per cui quella lettera andava scritta. Il posto dell’anziano non è dentro un edificio, ma non è nemmeno, di per sé, dentro una casa: è accanto a qualcuno. Prima di litigare su dove metterli, dovremmo decidere chi ci mettiamo vicino.

Il resto — i muri, le rette, le polemiche d’agosto — viene dopo. Molto dopo.

Buona giornata.

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