Zaiez

di Arrigo Abalti · Febbraio 5, 2026

L’ex presidente che non vuole scendere dal palco

Zaia è l’ex presidente del Veneto che, più di Emiliano e soprattutto più di De Luca, non vuole perdere la tribuna. Ex, formalmente. Ma solo formalmente. Perché c’è una cosa che Luca Zaia ha capito prima di molti altri: in politica non conta più la carica, conta il microfono. E chi spegne il microfono, oggi, smette di esistere.

Finito il mandato, finita la stanza dei bottoni, resta il problema vero: dove mi ascoltano adesso? La risposta è semplice, quasi ovvia: ovunque ci sia una cuffia. Così arriva il podcast. Non come passatempo, ma come presidio. Non come racconto, ma come permanenza. La tribuna, appunto. Smontata dalla Giunta regionale e rimontata su Spotify.

Zaia non parla da ex. Parla da uno che potrebbe. Potrebbe tornare, potrebbe salire, potrebbe essere chiamato. E nel frattempo si allena. Tiene caldo il pubblico. Coltiva l’idea che senza di lui il Veneto sia un po’ più silenzioso. È la sindrome dell’uomo che ha governato troppo a lungo per accettare davvero il congedo.

Il podcast non è nostalgia, è prevenzione. Contro l’oblio. Contro il rischio peggiore per chi è stato tutto: diventare commentatore. Meglio allora essere conduttore. Meglio invitare Malagò che essere invitati. Meglio fare le domande che subirle.

Non c’è rabbia, non c’è rivalsa. C’è disciplina. La disciplina del consenso. Zaia sa che il potere, quando lo lasci, non torna da solo a cercarti. Va tenuto vivo. Accarezzato. Registrato in alta qualità.

Non è un addio, quindi. È un resto. In attesa di capire se la tribuna, prima o poi, tornerà a essere anche un seggio.

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