di Redazione · Aprile 11, 2026
La Regione Veneto paga 57 euro al giorno per un anziano non autosufficiente in casa di riposo. La retta ne costa 85, a volte 90. Quella differenza, tra i 28 e i 33 euro la deve trovare qualcuno. Di solito la trova la famiglia. Quando la famiglia non li ha, li anticipa il Comune. Quando il Comune li anticipa, i tribunali amministrativi stabiliscono che può rifarsi sul patrimonio dell’anziano — e dei suoi figli. Con effetto retroattivo. Anni dopo. Quando magari quell’anziano non c’è già più.
Capite la bellezza del meccanismo? Lo Stato si fa garante della dignità dei vecchi, poi presenta il conto ai loro eredi. È un welfare che funziona come una cambiale: firma adesso, paghi dopo, interessi inclusi.
Nel Veneto sono trentaduemila gli anziani in struttura. Cinquemila avrebbero diritto al contributo regionale ma i fondi non bastano. Quindi si arrangiano. O meglio: si arrangiano i loro figli, che nel frattempo hanno un mutuo, dei figli propri, uno stipendio che non cresce dal 2008. La generazione di mezzo, la chiamano. Di mezzo, sì — schiacciata tra chi viene prima e chi viene dopo, senza che nessuno si preoccupi troppo di dove finisce.
La cosa più curiosa è che non se ne parla quasi mai. Non è un tema che scalda. Forse perché riguarda i vecchi, e i vecchi non vanno in piazza. Forse perché le cifre sono complicate — impegnative di residenzialità, quote alberghiere, criteri Isee, Tar del Veneto — e la complicazione è il miglior anestetico che esista. Forse perché in fondo tutti sperano che, quando toccherà a loro, qualcosa si sistema.
Qualcosa, però, non si sta sistemando. Si sta aggravando.
57 euro al giorno. Tenetelo a mente. È la cifra che separa la politica dalla realtà.




