di Arrigo Abalti · Ottobre 10, 2025
Ci sono guerre che cambiano la storia, e poi c’è quella contro le caldarroste
A Vicenza, per qualche giorno, sembrava che il principale nemico dell’aria pulita non fossero le fabbriche, le auto o i cantieri, ma il pentolino del castagnaro.
La Regione, in un impeto di zelo ambientale, aveva infatti vietato di cuocerle all’aperto. Forse l’assessore Bottacin era impegnato a spiegare al popolo che lui fa l’ingegnere e quindi sa, e allora sarà stato il solito funzionario zelante. Poi qualcuno ha notato che l’aria puzzava più di burocrazia che di fumo, e da Venezia è arrivato il contrordine: «Scusate, era un refuso».
Il carbone torna verde, il marrone diventa sostenibile, e il profumo d’autunno è salvo.
Nel frattempo, l’assessore Baldinato, a Vicenza, – che pochi giorni fa si era intestata con fierezza le nuove ordinanze “anti-smog” – ha scoperto che non erano farina del suo sacco (ma castagne sì) e ha scaricato tutto sulla Regione. Dalla linea dura al “non c’entro niente” in meno di 24 ore: una transizione ecologica in tempo record.
E così la grande battaglia per la qualità dell’aria si chiude come una scenetta da varietà: una regione che scrive male, un Comune che interpreta peggio, e un assessore che brucia di entusiasmo fino a quando il fumo non le torna in faccia.
Alla fine, resta una sola certezza: in Veneto si può respirare di tutto, tranne la logica.



