I ragazzi del sì che dicono di no

di Redazione · Novembre 2, 2025

Il mondo al contrario dei giovani in fuga dal Nord

C’è un treno che parte da Vicenza alle otto del mattino. È pieno di funzionari, commessi, impiegati che vanno a lavorare. E c’è un aereo che parte da Venezia a metà pomeriggio, pieno di trentenni con la valigia e una laurea. I primi tornano la sera. I secondi no.

Succede qui, nella terra del fare, del lavoro che non manca mai, delle fabbriche che cercano gente. Succede che i giovani se ne vadano lo stesso. Non verso Milano o Roma, come facevano i nonni. Verso Monaco, Amsterdam, Londra. Il Veneto perde i suoi figli migliori proprio mentre dice di non averne mai avuti così tanti di preparati.
È un paradosso che fa male: la regione che ha fatto del lavoro una religione scopre che il lavoro non basta più. Formiamo ragazzi bravissimi, li vediamo laureare, magari anche con lode, e poi li guardiamo partire. Come se avessimo costruito una scuola di volo per uccelli migratori.

I numeri sono testardi: oltre la metà di chi emigra dal Veneto ha una laurea. Non scappano perché qui non c’è niente. Scappano perché altrove c’è di più. Più fiducia, più spazio, più futuro. E qui casca l’asino: abbiamo sempre pensato che bastasse offrire uno stipendio e un posto fisso per tenerli. E invece cercano qualcosa che non si compra: la sensazione di contare.
Chi parte dal Veneto per Berlino o Dublino guadagna di più, certo. Ma soprattutto è più felice. Il doppio, dicono le statistiche. E questo dovrebbe farci riflettere più di qualsiasi crisi economica. Perché significa che abbiamo costruito una terra dove si vive bene ma non si sogna abbastanza.

Il Veneto ha sempre avuto una risposta per tutto: crisi, alluvioni, pandemie. Si rimboccava le maniche e ripartiva. Ma adesso la domanda è diversa: come fai a rimboccarti le maniche per trattenere chi vuole volare?
Forse dovremmo smettere di pensare che basti dire “qui si lavora bene” per convincere un ragazzo di ventotto anni a restare. Dovremmo chiederci se, oltre al lavoro, offriamo anche un motivo per svegliarsi contenti la mattina. Se oltre alla fabbrica efficiente c’è un’idea di futuro che entusiasmi.

Altrimenti continueremo a vedere partire i migliori, convinti che sia colpa loro, che siano viziati, che non sappiano più apprezzare quello che hanno. Quando invece sanno benissimo cosa hanno. E sanno anche cosa manca.​​​​​​​​​​​​​​​​

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