Le incompiute che raccontano Vicenza

di Arrigo Abalti · Dicembre 4, 2025

Per capire il Capoluogo bisogna fare un giro nei luoghi chiusi da decenni

A Vicenza succede una cosa curiosa: mentre la politica litiga sulle classifiche del Sole 24 Ore – chi è salito, chi è sceso, chi può intestarsi mezzo punto di qualità della vita – sono sparite dall’agenda due parole fondamentali: visione e progetto. O forse sarebbe meglio dire che ci sono, eccome, ma così inflazionate da aver perso qualsiasi significato. Le si usa per riempire un discorso, non una città.

E allora proviamo a guardarla davvero, Vicenza, partendo dai suoi lati oscuri. Non quelli simbolici, ma quelli di cemento e calcinacci.

Primo esempio: San Biagio, le ex carceri. Abbandonate da quanto? Trenta, forse quarant’anni. Abbiamo perso il conto, come si perde il conto delle occasioni mancate. Idee tante, piani nessuno. L’ultima trovata è stata aprire il portone e far entrare gli operai di AMCPS per una pulizia generale. Un gesto utile, certo. Ma niente a che vedere con il respiro che dovrebbe avere un capoluogo. È manutenzione ordinaria dell’abbandono.

E dire che quell’area, se qualcuno avesse davvero il coraggio di pensarla, potrebbe diventare il tassello decisivo di un polo universitario vero, non di facciata. Dopo la triennale di design industriale dello IUAV, si proceda con la magistrale. E poi, finalmente, nella città del più grande architetto del mondo, si porti la facoltà di Architettura. Tutto logico, tutto naturale. Eppure per trent’anni lo sbarco è stato sabotato da salotti che odorano di naftalina, custodi di rendite personali, intellettuali per autoproclamazione più che per merito.

Secondo esempio: la vecchia sede della Camera di Commercio. Chiusa da vent’anni, forse venticinque. Immobile di pregio, immobile nel senso peggiore del termine. Anche qui: si aspetta la famosa “rigenerazione” — altra parola che la politica ha svuotato per sovrautilizzo. E quale rigenerazione migliore di un’altra sede universitaria? Sarebbe perfetta: a pochi passi dal cinema Corso che Francesca Lazzari, prima presidente della Fondazione Roi capace di interpretare davvero il lascito del fondatore, sta riportando in vita. E a pochi metri dalla futura nuova Biblioteca Bertoliana, quando e se arriverà.

È così difficile vedere il mosaico che potrebbe nascere? Una Vicenza che punta sulla cultura, sull’educazione, sui giovani, sul sapere. Una Vicenza universitaria, finalmente. Non un sogno, non un vezzo: un motore economico, turistico, commerciale. Perfino un antidoto alla questione sicurezza — reale e percepita — perché una città viva è una città più sicura.

Naturalmente, per farlo, serve quella cosa che chi governa continua a pronunciare senza praticarla: una visione. Perché altrimenti, come diceva Nanni Moretti, continueremo così, a farci del male.

Post Scriptum. Già che ci siamo: qualcuno ha capito come finirà la telenovela del terreno accanto alla sede di Economia in viale Margherita? Dieci anni di discussioni sulla mensa universitaria, poi un articolo del quotidiano locale che parla di una gara persa dalla Camera di Commercio a favore di un privato. Poi il silenzio assoluto. Nessuna conferma, nessuna smentita. Una trama che si infittisce, come sempre quando la città smette di raccontarsi e inizia a nascondersi.

 

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