di Arrigo Abalti · Febbraio 14, 2026
Sanità veneta, il 15 aprile di Annicchiarico e le nomine lampo dei tredici DG: prima le pedine, poi l’architetto. E i colloqui durano dieci minuti
Il Veneto cambia generale, ma con calma. Massimo Annicchiarico saluta il 15 aprile. Data cerchiata in rosso, ma senza fretta. Una dimissione elegante, protocollata, concordata. La politica ringrazia, l’apparato prende nota, il calendario aspetta.
Nel frattempo, però, succede una cosa curiosa. Entro fine febbraio il presidente Alberto Stefani dovrebbe nominare i tredici direttori generali delle Ulss, dello Iov, di Azienda Zero. I colonnelli della sanità veneta. Quelli che maneggiano bilanci miliardari, primari ingombranti, sindaci inquieti, liste d’attesa infinite. I terminali del potere sanitario sul territorio.
E così accade che i nuovi (o vecchi, se confermati) colonnelli vengano scelti prima del nuovo generale. Per qualche settimana saranno coordinati da un comandante in uscita. Il mondo al contrario, direbbe Vannacci. Prima si assegnano le truppe, poi si decide chi guida l’esercito. Prima si occupano le caselle, poi si disegna la scacchiera.
In un sistema ordinato si farebbe l’opposto: prima si sceglie l’architetto e poi si costruisce la casa. Perché il direttore generale della Sanità non è un passacarte. È il regista. È il traduttore simultaneo tra l’idea politica e la macchina tecnica. Se Stefani vuole davvero inaugurare un “nuovo corso”, dovrebbe avere il suo progettista prima di nominare i capicantiere.
Ma forse il messaggio è un altro. Forse la politica vuole tenere il pallino stretto tra le mani. Giocare la partita senza troppi ingegneri intorno al tavolo. Decidere la geografia del potere sanitario prima ancora di discutere la filosofia. È legittimo. È politico. Ma è una scelta. Ed è anche un errore di valutazione del contesto.
Intanto la commissione lavora. E lo fa con un programma degno di un talent show amministrativo: un colloquio ogni dieci minuti. Dieci minuti per capire se sei l’uomo (o la donna) giusto per governare una Ulss. Dieci minuti per raccontare la tua visione su ospedali, territorio, medicina di comunità, bilanci, emergenze. Il tempo di un caffè e di un curriculum ben recitato.
Centotrenta candidati per tredici posti. Una selezione a cronometro. Interessante anche questo: la sanità che misura tutto — dalle prestazioni ai tempi di attesa — adesso misura anche le ambizioni. A scatti di dieci minuti. Il contrario dell’attesa negli ospedali. Forse è già un addestramento per il futuro dei DG, se uno passa in dieci minuti sarà in grado di velocizzare anche le liste d’attesa perchè…..ha la rapidità nel DNA.
Il 15 aprile, poi, – o prima? – arriverà il cambio al vertice dell’Area Sanità. E allora si capirà se quella data era una semplice scadenza amministrativa o un segnale politico. Perché nella sanità veneta non si muovono solo persone. Si muovono equilibri, filiere, fedeltà, visioni.
Il cittadino, nel frattempo, aspetta una risonanza magnetica. Non sa chi sia il generale, né il colonnello. Sa solo che la macchina deve funzionare. E che nel mondo reale prima si sceglie la direzione, poi si scelgono i direttori.
Qui, per ora, si fa il contrario. Ed è già una notizia.



