A ognuno il suo gadget

di Redazione · Novembre 22, 2025

È Vicenza la provincia più creativa nel merchandising politico

In Veneto, più che una campagna elettorale, sembra di assistere alla settimana del carnevale anticipato: colori sgargianti, travestimenti, gadget, effetti speciali, e un sottofondo costante di “ma cosa sto guardando, esattamente?”. Qui non si vota: si sfila.
A inaugurare lo spettacolo è stato Luca Zaia, immortalato dall’intelligenza artificiale con un cucciolo di leone alato fra le braccia. Un’immagine così zuccherosa che mancava solo la musica di sottofondo e la scritta “Venezia, capitale delle coccole istituzionali”. “Dopo Zaia, scrivi Zaia”, recita lo slogan. Una dichiarazione di continuità talmente convinta che rischia di diventare un loop. Poi, all’improvviso, succede l’impensabile. Nella Valle del Chiampo, ad Arzignano, spunta un altro leoncino AI. Identico. Con lo stesso musetto tenero e lo stesso carico simbolico. Anzi era spuntato prima che Zaia lo lanciasse ufficialmente anche se nelle chat riservate del Carroccio girava da ottobre.  Ma quello della Bevilacqua non è farina del sacco del Governatore. È opera dell’assessore-portavoce Enrico Marcigaglia, che decide di replicare il leoncino per la sindaca Alessia Bevilacqua. Pensando di avere avuto un’idea originale al punto da pensare di avere la primogenitura dell’AI in versione Alberto da Giussano.  A quel punto, in Veneto succede qualcosa che non si vedeva dai tempi di Cacciari contro l’alta marea: Zaia ha un coccolone. Si racconta che si sia infuriato più di quanto farebbe se gli togliessero l’autonomia. Nel Pantheon delle offese istituzionali, la clonazione del leoncino AI è finita immediatamente al secondo posto, subito dopo “non mi piace il prosecco”. È nata così la querelle più esilarante della stagione: il leoncino è nato prima a Palazzo Balbi o in Valchiampo? Una disputa quasi teologica, da Concilio di Trento, ma con Photoshop. E per mantenere il primato fa uscire sulla stampa il suo creator digitale che racconta quando ha iniziato a lavorare sul leone di Zaia.

Nel frattempo Marco Rizzo, per non essere da meno, si fa generare anche lui in gondola. Sembra un souvenir preso all’ultimo secondo in una bottega di Rialto. Joe Formaggio passa direttamente al livello “temo per la mia incolumità”: mitra, carrarmati, The Final Countdown come colonna sonora su Instagram. Sergio Berlato distribuisce santini con selvaggina assortita e regali al suo popolo: accendini a forma di doppiette per i suoi cacciatori e set da cucito e manicure per le signore.

C’è chi punta sul miele, chi sulla pasta col proprio nome, chi sul prosecco, chi sulle castagne. Ogni candidato ha il suo codice a barre emozionale. E poi, in mezzo a questo luna park, arriva Francesco Gonzo. Lui non si fa generare dall’AI, non minaccia nessuno, non distribuisce gadget da caccia. Si presenta ai gazebo con un berretto di lana nero. Semplice, schietto, quasi timido. Sopra c’è scritto: “Scrivi Gonzo.” Una scritta che non promette rivoluzioni, non evoca iconografie mitologiche, non corre il rischio di essere rivendicata da altri assessori. Un gesto umano, quasi artigianale, che in mezzo all’esuberanza generale assomiglia a una piccola resistenza sentimentale.
Dall’altra parte della provincia Morena Martini lancia articoli per cani e gatti, giochi e cappottini per gli animali domestici che vanno letteralmente a ruba. Sempre nel campo dei gadget il più dolce è quello del veterano della Lega, Roberto Ciambetti, che ha personalizzato in senso elettorale le…bustine di zucchero. E mentre i candidati sperimentano, litigano per un leoncino digitale o per un vasetto di miele, da Schio arriva la bussola elettorale di Valter Orsi, che su Facebook assegna il voto come un maître e si inventa influencer del voto:

– Se sei di centrodestra, vota Nardin.

– Se sei di centrosinistra, vota Cunegato.

Una guida Michelin del voto schiettissima: niente fronzoli, solo indicazioni stradali. Anche questa è la campagna elettorale veneta del 2025: un teatro dove il digitale e il dialetto convivono, dove un leoncino AI può scatenare una crisi diplomatica, e dove il gesto più sobrio e più autentico resta, paradossalmente, un berretto nero di lana o un po’ di attenzione per il micio o il cagnolino di casa.

CONDIVIDI SU

[wpzoom_social_icons id="12577"]