A Silvio

di Arrigo Abalti · Agosto 9, 2026

Silvio, rimembri ancora quel tempo di tua vita mortale quando in giunta sedevi, alle nove e cinque, e all’altro capo del tavolo Matteo sorrideva?

 

Perdoni Leopardi, che di Vicenza non ha colpa. Ma la vicenda impone il metro elegiaco, perché quello che si consuma fra Silvio Giovine e Matteo Tosetto non è solo una polemica politica: è un idillio finito, con tutti i crismi del genere — la speranza giovanile, la comune stagione, il disinganno, e naturalmente la morte prematura della cosa più fragile di tutte, che nel canto è Silvia e qui è la coalizione.

Il documento probatorio è un qualsiasi verbale del 2019, uno qualsiasi, poniamo quello sul decalogo di comportamento nei parchi gioco comunali, tema di cui la storia patria serberà scarsa memoria ma che ha – magari – il pregio d’essere stato deliberato alle nove e cinque del mattino: sotto la voce presenti si leggono in fila Rucco Francesco sindaco, Tosetto Matteo vicesindaco, Giovine Silvio assessore, e in calce la contabilità impietosa della cosa pubblica: tutti presenti, assenti zero. Si passavano le carte. Discutevano. Decidevano.

Nel canto, a segnare il tempo, ci sono le stanze del telaio e il maggio odoroso. Qui c’è la chioma dell’assessore Tosetto, che negli scatti di quegli anni è ancora integralmente presente e che oggi, con la stessa delega ma in un’altra maggioranza, non lo è più: e non è una malignità da barbiere, è un cronometro. A meno che Possamai non abbia procurato così tanti pensieri a Tosetto da fargli perdere la chioma….Perché la politica italiana non si misura in legislature, si misura in ciò che lascia sul pettine, e in sei anni Matteo ha lasciato, nell’ordine, un partito, una coalizione, un collega di giunta e — con perfetta simmetria leopardiana — la capigliatura. Il partito lo lascia nel luglio del 2022, spiegando che Forza Italia aveva voltato le spalle a cittadini e imprese e che dopo la caduta di Draghi si era consegnata ai sovranisti: frase memorabile, e memorabilmente databile, giacché di lì a poco l’ex vicesindaco di centrodestra sarebbe diventato assessore al sociale di una giunta di centrosinistra, transito che in città non ha scandalizzato nessuno perché a queste cose, come a qualsiasi altro cambiamento, ci si abitua. Non è stato il primo. Non sarà l’ultimo.

Silvio, dal canto suo, è salito di grado. Assessore al commercio fino al 2023, deputato dal 2022, oggi coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, ossia principale controllore dell’uomo con cui divideva l’ordine del giorno. Anche lui, nel frattempo, è invecchiato: solo che a lui il tempo l’ha promosso, il che è la variante fortunata dello stesso identico fenomeno.

E qui il canto dovrebbe finire, se non fosse che l’oggetto del contendere sono le persone che dormono per strada.

Perché il tema — questa è la parte che nei social non comparirà mai — non è nuovo a nessuno dei due, e non lo è nel senso più letterale del termine. Nel febbraio del 2021, sotto quella medesima amministrazione, i volontari di Welcome Refugees denunciarono coperte gettate via e multe per violazione del coprifuoco elevate a chi dormiva all’aperto, e raccontarono d’aver scritto al sindaco e d’aver esposto il problema negli incontri con l’assessore al sociale Matteo Tosetto e con i servizi sociali del Comune. Assessore al sociale: identico a oggi. Stessa delega, stessa città, stessi portici. È cambiata la maggioranza intorno, e con essa il colore politico di chi gli chiede conto — che in tutta questa storia è l’unica variabile realmente in movimento.

Il resto è commedia all’italiana nella forma più pura e dunque più gustosa: due uomini che hanno condiviso una giunta, un bilancio, presumibilmente qualche caffè e certamente qualche silenzio, oggi si scambiano attacchi social col tono di chi ha appena appreso dell’esistenza dell’altro. Uno rimprovera all’altro di non fare abbastanza, l’altro replica che i vincoli sono quelli che sono, e la verità non è che uno dei due menta: è che non mente nessuno dei due, perché ciascuno sa perfettamente che l’altro ha ragione, avendo occupato entrambi, in tempi diversi e con casacche diverse, la medesima sedia davanti al medesimo problema irrisolto. E se Tosetto fosse all’opposizione e Giovine assessore al Sociale la scena sarebbe solo rovesciata nei ruoli, non nella sostanza.

Che intanto se ne sta lì, con la sua aritmetica maleducata. Il rifugio notturno di via Giordano andrà abbattuto nei cantieri della Tav e il Comune cerca ancora un immobile per la grave emarginazione adulta; contemporaneamente prosegue l’alienazione di alloggi comunali tramite asta pubblica, cioè si vende patrimonio pubblico per ristrutturare patrimonio pubblico, operazione difendibile in teoria e verificabile solo nei numeri — quanti posti letto oggi, quanti a gennaio, dove va il dormitorio il giorno della ruspa, quanto ha reso l’asta, quanti alloggi sono tornati in circolo. Domande noiosissime, prive di qualunque presa social, e per ciò stesso destinate a restare senza risposta mentre la città dibatte su chi abbia il diritto di indignarsi.

Ecco: il diritto di indignarsi. In sei anni, l’unico bene che ha cambiato proprietario. Le  multe le firmavano i vigili di un’amministrazione in cui sedevano tutti e due, e nessuno dei due ha risolto niente — il che, con la stessa onestà, non significa che uno solo potesse risolverlo, perché la marginalità estrema non si sconfigge con una delega comunale, ma con scelte e provvedimenti. Ma guardarsi indietro non serve, Matteo ci prova e Silvio solleva la coperta sul problema. Il tempo intanto passa.

Resta il verbale della giunta del 2019, con la sua contabilità perfetta. Ed è l’insegnamento più duraturo che la vicenda offra: maggioranza e opposizione sono, quasi sempre, la stessa fotografia guardata dai due lati opposti dello stesso tavolo, a distanza di qualche anno, di un cambio di giacca e di qualche capello.

Certi amori non finiscono, cantava Venditti: fanno dei giri immensi e poi ritornano. In politica il giro è più corto — un mandato, una casacca, un cambio di maggioranza — e il ritorno avviene sotto forma di post sui social. Magari Silvio e Matteo torneranno insieme. Chi lo sa.

Nella fotografia, comunque, i senzatetto non ci sono. Loro stanno fuori dalla sala delle adunanze, dove non risultano presenti né assenti. E ci sia consentito un po di humor su due politici che ieri stavano dalla stessa parte e oggi se le suonano. È la politica, bellezza.

Nel frattempo i senzatetto continuiamo a trovarceli sotto casa o davanti al bar dove passiamo, la mattina presto, per un caffè.

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