di Arrigo Abalti · Settembre 3, 2025
Capita spesso di leggere titoli così: “Donna aggredita in auto, nessuno interviene”. Questa volta, invece, la cronaca racconta un’altra storia. Sulla Statale 16, all’altezza di Battaglia Terme, dentro una macchina in corsa un uomo stava picchiando una donna. A notarlo, per caso, non è stato un passante distratto, ma un politico: Alberto Stefani, vicesegretario della Lega.
Di solito i politici arrivano dopo. Dopo che il fatto è accaduto, quando resta soltanto la dichiarazione indignata da diffondere ai giornali: “Basta violenza sulle donne”. Stefani, invece, è arrivato prima. Ha seguito l’auto, ha chiamato i Carabinieri, ha consegnato i video e ha messo fine a quell’incubo. Poi, certo, ha scritto su Facebook: «Chi tocca una donna tocca tutti noi». Ma stavolta il post è venuto dopo il gesto, non al posto del gesto.
La differenza è tutta lì. Nei secondi guadagnati per fermare quei pugni. Nei chilometri percorsi non verso un palco o un buffet elettorale, ma dietro una macchina da inseguire. In un Paese dove siamo abituati a politici che corrono, sì, ma solo per fare la diretta social o inaugurare la sagra del fritto misto, fa notizia quando uno corre per salvare una donna.
E fa ancora più strano leggere di un politico che, invece di limitarsi a dirlo, lo ha fatto. Naturalmente, per i più cinici resterà sempre il dubbio: senza il video da postare, avrebbe avuto lo stesso slancio? Forse sì, forse no. Ma se l’Italia avesse più politici pronti a fare prima e a postare dopo, probabilmente non sarebbe un “mondo al contrario”.



