Brothers in arms

di Redazione · Ottobre 15, 2025

Stasera la Convention di Alberto Stefani per il lancio della campagna elettorale, ma pesa l’assenza dei vertici di FdI e FI

 

C’è un grande teatro, il PalaGeox di Padova, pronto ad accogliere il debutto di Alberto Stefani, il candidato presidente della Lega. Luci, bandiere, slogan: tutto apparecchiato per la prima della campagna elettorale del centrodestra veneto. Solo che di centrodestra, stasera, ci sarà poco. E, come sempre, il diavolo sta nei dettagli.

Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno scelto di restare a casa.

Le ragioni possono essere molte. La più facile – e forse la più umana – è che FdI non abbia ancora digerito l’imposizione romana: un candidato calato dall’alto, frutto di un equilibrio deciso più nei corridoi di Palazzo Chigi che nelle sezioni venete. Ma c’è anche un’altra spiegazione: Stefani ha voluto organizzare un evento più per mostrare forza interna che per mandare un messaggio di unità. In fondo, certe volte si invita chi serve a contarsi, non chi serve a costruire.

A riempire la platea, comunque, ci penseranno gli alleati minori: Noi Moderati di Luigi D’Agrò e l’Udc di Antonio De Poli, fedeli al copione della presenza responsabile. Gli altri – quelli che contano davvero nei sondaggi – hanno preferito il ruolo dell’assente illustre.

In politica, le assenze dicono più delle presenze. E quelle di stasera raccontano un centrodestra che parte diviso, dove i sorrisi di rito non bastano a nascondere i malumori di fondo.

Sullo sfondo, l’ombra di Luca Zaia, che continua a proiettarsi su ogni scena, anche quando non sembra. Il suo futuro politico – dentro o fuori la Lega – è il vero spettro che aleggia su questa campagna.

Così, mentre i riflettori si accendono sul palco del PalaGeox, la sensazione è che la prima serata elettorale del Veneto finisca già col rivelare una regia disunita.

E che il rumore degli applausi non riuscirà a coprire il silenzio di chi non c’è.

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