di Arrigo Abalti · Ottobre 13, 2025
Quando una norma diventa la caricatura di se stessa e zittisce la democrazia. Par condicio sì ma di stare in silenzio
Vent’anni fa, la par condicio nacque per difendere la democrazia dal potere mediatico di Silvio Berlusconi. Un argine alla piena televisiva di chi poteva parlare a milioni di italiani ogni sera, in diretta, mentre gli altri disponevano al massimo di un microfono difettoso e di qualche intervista in seconda pagina. Era, allora, una legge necessaria. Oggi è diventata un paradosso burocratico.
Nel Veneto, per esempio, è scattata la “zona rossa della parola”. Dal 9 ottobre al 24 novembre — periodo elettorale — i sindaci non possono inaugurare un’opera, tenere una conferenza stampa, commentare un fatto, partecipare a un evento pubblico, né – udite udite – inviare un messaggio di cordoglio per la morte di un concittadino. Non per cattiveria, ma “per garantire la parità di trattamento”. La parità del silenzio, evidentemente.
La legge che doveva fermare l’abuso di comunicazione dei potenti è finita per colpire chi il potere lo esercita con trasparenza, sul territorio, tra una buca da chiudere e un bando da firmare. Il sindaco che apre una scuola diventa un pericolo per la democrazia, quello che inaugura una rotonda è un potenziale propagandista. Nel dubbio, meglio che tacciano tutti: così nessuno si lamenta.
Peccato che nel frattempo i talk show continuino a sfornare monologhi elettorali senza contraddittorio, i social restino zona franca di fake news e slogan, e gli influencer politici moltiplichino le visualizzazioni a colpi di dirette e selfie. Là dove la par condicio non arriva, la propaganda scorre libera come un fiume in piena.
È il solito destino italiano: una buona idea che invecchia male e diventa la caricatura di se stessa. Nata per limitare un abuso, è finita per produrre un’assenza. Oggi, nel nome dell’imparzialità, abbiamo amministratori che non possono più amministrare e cittadini che non sentono più la voce di chi li rappresenta. La par condicio doveva tutelare la democrazia.Oggi è diventata il suo tappo. Insomma abbiamo la par condicio che doveva garantire a tutti la stessa possibilità di parlare ed è diventata il divieto di farlo.
E forse, dopo vent’anni di silenzio forzato, questo tappo sarebbe davvero ora di svitarlo.



