di Arrigo Abalti · Novembre 1, 2025
Quando la burocrazia sostituisce la giustizia e Kafka diventa cronaca giudiziaria
Quando la giustizia si regge su decreti del ’41 e i tribunali diventano uffici in apnea, mentre la politica è già in campagna elettorale.
C’è un giudice a Berlino, raccontava Brecht. A Vicenza, invece, se ne stanno andando.
Due toghe — Biancamaria Biondo e Giulia Poi — hanno chiesto il trasferimento a Verona. Altri cinque magistrati sono pronti a seguirle. Risultato: il Tribunale di Vicenza si ritrova con una scopertura del 39% dell’organico.
Una giustizia che procede a metà, un tribunale che rischia di diventare un edificio con più fascicoli che giudici.
Il Consiglio Superiore della Magistratura, accortosi del disastro, ha fatto ciò che in Italia si fa da decenni: ha tirato fuori un decreto del 1941. Ha sospeso almeno un trasferimento, quello della giudice più giovane, Giulia Poi, per “garantire la funzionalità dell’ufficio”.
Tradotto: non si trovano soluzioni nuove, quindi si rispolverano norme vecchie. E tutto questo avviene proprio mentre in tutta Italia ci si azzuffa per la nuova legge sulla separazione delle carriere dei magistrati.
Sembra un racconto di Kafka, ma è la cronaca di un tribunale veneto nel 2025. Un luogo dove i procedimenti civili si accumulano come faldoni dimenticati, dove i penali si rinviano per mancanza di aule, dove i cittadini aspettano la giustizia come si aspetta un treno che non arriva mai.
Eppure, Vicenza non è un tribunale qualunque. È uno dei poli giudiziari più rilevanti del Veneto, crocevia di cause civili, fallimentari e commerciali che toccano il cuore produttivo del Nordest. Ma proprio qui la carenza di magistrati e di personale amministrativo ha raggiunto livelli che non si possono più definire emergenza: è ormai struttura del sistema.
La politica, intanto, è in campagna elettorale. Si parla di liste, di alleanze, di bandiere. Ma nessuno dice come restituire efficienza a un tribunale che rappresenta la prima garanzia per i cittadini e per le imprese: quella della certezza del diritto.
E allora sì, “c’è un giudice a Berlino”. Ma a Vicenza — dove le udienze saltano e i fascicoli dormono — la giustizia sembra essersi persa tra i corridoi di un palazzo troppo grande e troppo vuoto.
E finché la politica continuerà a parlare d’altro, quel vuoto resterà la più pesante delle sentenze.



