di Arrigo Abalti · Luglio 17, 2025
Nei corridoi di Fratelli d’Italia il suo nome circola da settimane. Nessuna conferma ufficiale, ma la grafica c’è, il team di comunicazione pure. E i silenzi valgono più di una candidatura
Per la nostra generazione, “Furia” era il cavallo del West: nero, impetuoso, sempre in corsa. Un simbolo di libertà, che appariva all’ultimo tra la polvere e il silenzio. Ma in questo 2025 veneto, il nome Furia non arriva da una serie TV in bianco e nero. Arriva da Vicenza. E non corre nella prateria, ma verso un seggio nel Consiglio regionale.
Giampaolo Furia, 61 anni, è un imprenditore vicentino noto principalmente per il suo ruolo di fondatore e amministratore delegato di Neronobile S.r.l., un’azienda con sede a Sarcedo (Vicenza), specializzata nella produzione e commercializzazione di caffè in capsule, macinato e in grani, oltre a tè, tisane e solubili. Ceduta qualche anno fa a un fondo, ora attivo nel settore alimentare dei surgelati. Non ha precedenti di militanza partitica, ma è uno di quei nomi che, nei bilanci delle liste, tornano sempre utili: autorevole, estraneo al chiacchiericcio, con un discreto consenso nei distretti produttivi dell’Altovicentino.
È il fuori sacco di lusso che Fratelli d’Italia starebbe confezionando per la provincia berica. Nessuna conferma, certo. Ma nemmeno più smentite convincenti. Perché quando un nome diventa oggetto di tanti silenzi, è quasi sempre perché è stato già scritto a matita nelle bozze delle liste.
La grafica social è la prova regina: blu istituzionale, skyline di Vicenza, firma elegante, e una frase da spot elettorale – “Voglio ridare al Veneto ciò che il Veneto mi ha dato”. Un messaggio studiato, calibrato, più da lancio che da riflessione personale. E infatti, raccontano in più di un capannello politico, Furia avrebbe già messo sotto contratto un team di comunicazione. Non per farsi conoscere, ma per farsi eleggere. E questo, in un partito dove nulla si muove per caso, è più che un dettaglio.
Dietro l’operazione ci sarebbe, in cabina di regia, Luca De Carlo, senatore e coordinatore regionale del partito. È lui che, con la freddezza del cartografo, sta disegnando le liste di FdI per le regionali. E in quel disegno serviva un nome civico, riconoscibile ma non ingombrante, capace di parlare al mondo produttivo senza mettere in ombra il partito. Furia è perfetto: non divide, non urla, non scalcia. Ma occupa uno spazio. Silenziosamente.
Certo, non tutti gradiscono. Nelle retrovie del partito c’è chi mugugna. Militanti che hanno fatto campagna porta a porta, candidati che sognano da anni una corsa vera, e che ora si vedono superati da un volto nuovo, costruito su misura per i desiderata del vertice. Il sospetto è sempre lo stesso: che la politica rischi di trasformarsi in un casting, e che basti una bella foto e una frase giusta per scavalcare anni di lavoro.
Ma i numeri — lo sanno anche i più scettici — si fanno anche così. Con i profili puliti, che parlano al ceto medio senza agitarlo. E così Furia è già dentro il quadro, anche se nessuno ha ancora appeso la cornice. Proprio come il cavallo nero della serie TV: silenzioso, inatteso, ma già al galoppo.
E questa volta non corre per salvare l’eroe.
Ma per diventarlo.



