di Redazione · Giugno 7, 2026
Un generale, di solito, non recluta. Comanda chi è già arruolato. Roberto Vannacci fa il contrario: non ha un esercito, se lo costruisce con i disertori di un altro. E l’altro, immancabilmente, è il Carroccio con le riserve di FdI.
A Viareggio vengono presentati quattro nuovi parlamentari. Il gruppo alla Camera arriva così a otto Due dei volti nuovi sono leghisti di ieri: il calabrese Domenico Furgiuele e il trevigiano Gianangelo Bof. Gli altri due, l’emiliano Bergamini e il lucano Pierro, vengono dalla stessa terra. È il quotidiano stesso a scriverlo, con una sincerità quasi crudele: il bacino nel quale Vannacci pesca, in fondo in fondo, è quasi sempre quello leghista. Non è una campagna acquisti. È un travaso. Si versa lo stesso vino in una bottiglia con l’etichetta più nuova.
Ma il dettaglio che brucia non è a Viareggio. È a Padova. Giovedì sera, l’Area Nord Est di Futuro Nazionale ha eletto i delegati per l’assemblea costituente di Roma. Centottantasei in tutto, centotrenta veneti. Centotrenta. Il Veneto, la culla, la roccaforte, il fortino che la Lega ha eretto in trent’anni, manda i suoi uomini a fondare il partito del generale. Sandonà, Moro, Jace. Di diritto, il veronese Valdegamberi. E il responsabile dell’Area Nord Est è un vicentino, Guido Giacometti più Joe Formaggio ora con i galloni di arruolatore.
Qui sta il paradosso che vale tutto il resto. Mentre a Roma Salvini studia di incoronare Zaia vicesegretario per “tenere il Nord”, il Nord lo sta già inventariando qualcun altro. Si offre il trono al doge per fermare l’emorragia, e l’emorragia nel frattempo si organizza in assemblea, elegge delegati, prenota i treni per la capitale. La fortezza non viene espugnata dall’esterno. Si svuota dall’interno, una tessera alla volta, mentre i comandanti discutono di organigrammi.
Si dirà: ma sono pochi, sono nomi di seconda fila, è più rumore mediatico che voto. Forse. Eppure tra la Lega e il generale ormai ballano meno di due punti. E i partiti non muoiono per le diserzioni dei capitani. Muoiono quando se ne vanno i sergenti e i marescialli, quelli che tengono i territori, quelli che conoscono nome e cognome di ogni elettore di provincia. Il Veneto che parte per Roma è esattamente questo: la fanteria che fa vincere le comunali. E il bollettino di diserzioni sta diventando quotidiano.
Vannacci non ha conquistato il Nordest. Lo ha solo aspettato. Sapeva che, prima o poi, sarebbe venuto da sé. E infatti nei comuni si stanno già organizzando sindaci, ex sindaci, assessori e consiglieri in cerca di un quarto d’ora di riconoscimento. Sì mormora su tutto il malpancismo veneto e vicentino. “Anche Giorgio Conte si sta preparando a prendere la tessera di Futuro Nazionale e sarà il primo consigliere in Sala Bernarda che rappresenterà il Generale” – confida un dirigente FdI oggi che la dipartita dell’ex parlamentare di AN è ufficiale. Ma magari sono cattiverie. Fatto sta che l’esercito dei delusi e dei disertori di Lega e Fdi si sta ingrossando e la bandiera dei futuristi sta sventolando sempre più netta.
Mentre i barbari erano alle porte di Roma, i dignitari di corte erano impegnati a ordire trame e complotti per spartirsi il potere. Ora lo fanno sulle vicesegreterie nazionali. Ma la sensazione è la stessa e i centurioni hanno iniziato a disertare portandosi dietro i veterani, quelli più abituati a combattere.
Si diserta sempre verso chi promette la stessa guerra, con una bandiera meno consumata.




