Il buco della serratura

di Arrigo Abalti · Giugno 12, 2026

La sinistra guarda Vannacci e si indigna, ma non capisce che quello è il problema

Ogni volta che la sinistra perde, si fa la stessa domanda sbagliata. Si chiede chi ha vinto. Studia l’avversario, lo radiografa, ne conta i voti, ne analizza i comizi, ne trascrive le frasi peggiori. È una forma di voyeurismo politico che dura da anni e che produce, con la precisione di una macchina industriale, un solo risultato: la vittoria di chi viene spiato. Il caso Vannacci è solo l’ultimo episodio di una serie che non finisce mai, e che la sinistra non riesce a interrompere perché, nel profondo, non vuole farlo. Guardare dal buco della serratura è più comodo che aprire la porta e uscire. Da Berlusconi a Vannacci è sempre stato così.

Quando Il mondo al contrario uscì, era un libretto autopubblicato da un generale che pochi conoscevano. Poteva restare quello che era: una curiosità, un pamphlet di destra come tanti, destinato a circolare tra addetti ai lavori e a scomparire. Invece la sinistra lo adottò. Lo lesse, lo commentò, lo portò in televisione, ne fece un’emergenza democratica. Ogni pagina contestata era una pagina venduta. Ogni indignazione era una pubblicità gratuita. Ogni intellettuale che spiegava perché quel libro era pericoloso stava, di fatto, consigliandolo. Vannacci non aveva un editore: aveva qualcosa di meglio. Aveva la sinistra che lo fece diventare un caso editoriale.

Il meccanismo è antico, ma la sinistra italiana lo riscopre ogni volta come se fosse nuovo. Funziona così: l’avversario dice qualcosa di provocatorio, qualcosa che intercetta un malessere reale — la paura, il senso di abbandono, la rabbia verso un mondo che cambia troppo in fretta e senza chiedere il permesso. La sinistra non risponde a quel malessere. Non lo affronta, non lo nomina, non propone nulla per risolverlo. Fa qualcosa di molto più semplice e molto più inutile: si scandalizza. Si indigna. Organizza convegni. Scrive appelli. Grida al fascismo. E così facendo, trasforma il provocatore in un martire, il pamphlet in un manifesto, il generale in un leader.

Il voyeurismo politico ha una caratteristica precisa: chi guarda dal buco della serratura non sa mai cosa sta cercando. Cerca lo scandalo, trova la conferma dei propri pregiudizi, e nel frattempo perde di vista tutto il resto. Perde di vista gli italiani che non leggono né Vannacci né i suoi critici, ma che votano. Perde di vista le periferie, le fabbriche, i pronto soccorso intasati, i giovani che emigrano. Perde di vista, soprattutto, se stessa: cosa vuole fare, cosa propone, perché dovrebbe essere scelta. La sinistra che spia Vannacci è la sinistra che non ha niente da dire agli italiani, e lo sa. Allora parla di lui. È più facile.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ogni volta che quella sinistra alza la voce contro Vannacci, i sondaggi di Vannacci salgono. Ogni volta che lo definisce pericoloso, qualcuno che non lo conosceva va a cercarlo. Ogni volta che lo mette al centro del dibattito, lui occupa quello spazio con la disinvoltura di chi sa di essere atteso. Le destre europee hanno vinto quasi ovunque non perché abbiano avuto idee migliori, ma perché i loro avversari hanno passato anni a studiarle invece di governare, a denunciarle invece di proporre, a fare i voyeur invece di fare politica. La sinistra italiana non ha imparato nulla da quella stagione. Guarda ancora dal buco della serratura, con la stessa concentrazione, la stessa inutilità, e la stessa, inesauribile, generosità verso i propri avversari.

CONDIVIDI SU

[wpzoom_social_icons id="12577"]