Il caffè amaro di Giorgio

di Redazione · Aprile 21, 2026

L’ex deputato verso il Gruppo Misto? Le inquietudini della destra in città

Giorgio Conte non ha ancora deciso. Ma ci sta pensando. E quando un politico comincia a pensarci ad alta voce, di solito ha già deciso.
La notizia — ancora nell’aria, non ancora nei verbali — è che l’ex deputato vicentino potrebbe lasciare il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia per approdare al gruppo misto. Una di quelle mosse che in politica si chiamano “segnali” e che traducono in geografia istituzionale ciò che i comunicati non dicono mai.
Il disagio, raccontano, è reale. Non è la lite, non è l’offesa, non è il posto che non arriva. È qualcosa di più sottile e più difficile da risolvere: la sensazione che stare in opposizione sia diventato un esercizio di presenza senza incisività, un presidiare l’aula senza lasciare il segno. Conte non è uno che si accontenta di essere contato. Vuole contare.
E non sarebbe solo. La domanda di senso — chiamiamola così, senza cattiveria — sembra diffusa nel centrodestra vicentino come una corrente d’aria che nessuno riesce a individuare ma molti sentono. Fuori dalla città, altri esponenti di FdI raccontano la stessa storia: idee che non diventano proposte, proposte che non diventano battaglie, battaglie che non diventano vittorie né sconfitte memorabili. Solo un lungo, educato, ininfluente essere presenti.
Ma il punto più duro, quello che trasforma un fastidio in una crepa, è un altro. A Vicenza mancherebbe una proposta alternativa al centrosinistra. Non un candidato, non ancora — le elezioni sono relativamente lontane — ma una visione della città diversa da quella che governa, un racconto del futuro che faccia dire a qualcuno: ecco perché dovrebbero vincere loro. Quel racconto non c’è. O se c’è, non si sente. E quando l’opposizione non riesce ad immaginare la città che vorrebbe costruire, finisce per dare l’impressione — forse involontaria, certamente dannosa — di essersi rassegnata. Di aver accettato in silenzio che il centrosinistra amministri Vicenza ancora a lungo, e che il proprio ruolo sia semplicemente quello di testimoniare che qualcun altro la pensa diversamente.
C’è qualcosa di malinconico in tutto questo. Fratelli d’Italia è il primo partito italiano, governa il paese, esprime la presidente del Consiglio più longeva della storia repubblicana. Eppure a Vicenza la destra sembra non riuscire a trasformare questa forza nazionale in energia locale. Come se il vento soffiasse forte in alto e non arrivasse mai a muovere le foglie in basso.
La rassegnazione è il nemico più insidioso della politica. Più della sconfitta, più dell’avversario. Perché la sconfitta si può ribaltare, l’avversario si può battere. Ma chi si rassegna ha già smesso di giocare, anche se continua a presentarsi in campo.
Il gruppo misto non è una destinazione. È una sala d’attesa. Conte lo sa. Ma a volte, quando l’aria nella stanza principale è diventata troppo ferma, anche una sala d’attesa ha la sua utilità. Almeno ci si può alzare e camminare.
Buongiorno, Vicenza.​​​​​​​​​​​​​​​​

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