Il caffè buono di Vicenza

di Arrigo Abalti · Gennaio 8, 2026

Ogni tanto, tra una notizia che inquieta e un titolo che urla, ci starebbe bene una pausa. Non per distrarsi, ma per respirare. Un caffè, appunto. Di quelli che non addolciscono la realtà, ma ricordano che non tutto va storto, sempre

 

La buona notizia arriva da Vicenza. E basterebbe, di questi tempi, è quasi una notizia nella notizia.

Nei Pronto soccorso dell’ULSS 8 Berica succede una cosa semplice, quasi banale: chi aspetta non è più lasciato nel buio. Mentre un familiare è dentro, in cura, chi resta fuori può seguire il percorso, sapere se è in visita, se sta facendo un esame, se l’attesa ha un senso o solo una durata. Non diagnosi, non dettagli clinici. Solo informazioni essenziali. Umanissime.
È una di quelle innovazioni che non fanno rumore, perché non promettono miracoli. Non accorciano le code con un clic, non risolvono la carenza di personale, non trasformano l’emergenza in un salotto. Ma fanno qualcosa di più sottile: restituiscono dignità all’attesa.

E l’attesa, lo sappiamo, è spesso la parte più dura della cura. Perché mentre il tempo medico è fatto di procedure, il tempo umano è fatto di pensieri. E i pensieri, quando non hanno appigli, diventano paura.

A Vicenza qualcuno ha deciso che anche questo conta. Che informare non è un fastidio, ma una responsabilità. Che la tecnologia non serve solo a produrre dati, ma a calmare l’ansia. E che un accompagnatore sereno è già, in qualche modo, parte della cura.

Dietro questa scelta c’è una visione che vale la pena riconoscere. Quella della direttrice generale Patrizia Simionato, che ha messo una firma chiara sotto un’idea altrettanto chiara: la sanità pubblica non è solo prestazione, è relazione. E la relazione, senza comunicazione, non esiste.

La cosa interessante è che Vicenza, su questo terreno, è un passo avanti rispetto ad altre province venete. Non perché qui vada tutto meglio — noi non abbiamo questa presunzione — ma perché qui si è capito prima che il problema non è solo quanto si aspetta, ma come si aspetta.

In un’epoca in cui ci leggiamo che la sanità è solo crisi, questa è una piccola, concreta smentita. Non una favola, non una propaganda. Non le slide da Superclassifica Show che abbiamo sopportato in passato. Una buona pratica. Che funziona. E che potrebbe essere copiata altrove, se solo si avesse il coraggio di guardare anche le cose che vanno bene, invece di considerarle eccezioni imbarazzanti.

Ogni tanto, insomma, una buona notizia esiste. Non fa rumore, non divide, non polarizza. Ma resta. Come il retrogusto di un buon caffè.

E Vicenza, oggi, quel caffè lo offre anche agli altri. E soprattutto ha scelto di raccontarlo.

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