di Arrigo Abalti · Maggio 24, 2026
Sessantamila vicentini e il peso di una matita
Oggi e domani si vota in dieci Comuni. Non è una formalità: è il momento in cui la politica smette di parlare e i cittadini cominciano a farlo davvero.
Oggi, da qualche parte nel Vicentino, una signora anziana si è alzata prima del solito. Ha fatto colazione con calma, ha cercato la tessera elettorale nel cassetto giusto — perché c’è sempre un cassetto giusto, in certe case —, e si è avviata verso il seggio. Magari non sa esattamente chi voterà. Lo deciderà davanti alla scheda. In quel momento di solitudine silenziosa, è lei la sovrana.
Sessantamila vicentini sono chiamati alle urne oggi e domani in dieci Comuni della provincia. Piccoli borghi, cittadine di grido, un nuovo Comune appena nato dalla fusione — Castegnero Nanto, fresco di istituzione, che già deve scegliere il suo primo sindaco come un bambino a cui chiedono la professione prima ancora che abbia finito le elementari. La democrazia è così: non aspetta mai che si sia pronti.
Nelle città più grandi — Arzignano, Lonigo — la partita è complicata come un rebus in dialetto. Arzignano, la città del Grifo, si presenta con sette liste e quattro candidati: Riccardo Masiero (FdI-FI-Liga-Masiero Sindaco-Assieme per Arzignano), Luca Lazzaroni (PD), Enrico Marcigaglia (Lega-UDC) e Mauro Perozzo (Nova Repubblica). Il centrodestra è comunque diviso, si sono rotte amicizie e perfino rapporti personali, ognuno per la sua strada, e chi pensava che bastasse il simbolo giusto per vincere dovrà fare i conti con un elettorato che di questi tempi non regala niente a nessuno. A Lonigo con due ex sindaci schierati, la frammentazione è ancora più acuta — cinque candidati, centrodestra anche qui diviso —, e chi pensava di vincere al primo turno farebbe bene a non stappare niente prima di lunedì sera. Il ballottaggio non è scritto, ma è nell’aria, come il temporale di maggio che non si decide ad arrivare.
Ad Arcugnano Forza Italia si sgancia (come a Lonigo) e va in soccorso dell’ex vicesindaco Flavia Zolla, che però deve competere con Simona Siotto sostenuta dal resto del centrodestra e molti civici e Simone Cuomo che rappresenta il centrosinistra. Anche qui centrodestra diviso e centrosinistra unito.
Situazione molto più semplice a Malo, dove Moreno Marsetti (Lega) va a caccia, con l’appoggio del centrodestra, della riconferma dopo cinque anni contro la candidata del centrosinistra, Luciana Silvestri. A Nove voto anticipato e centrodestra diviso tra Luca Rebellato e Paolo Zanon, ma a competere per la fascia c’è Alessandro Pigatto, dato in quota PD. Derby tutto nel centrodestra anche a Posina per la sfida tra l’uscente Adelio Cervo e il ritorno di Andrea Cecchellero (Lega), ex sindaco che ha fatto un giro in Regione con l’ultimo Zaia e ora vuole riprendersi il trono. Albettone va a un cambio dopo che Francesca Rigato ha deciso di appendere la fascia al chiodo, la sfida sarà tra Patrizio Carotta – area centrodestra, ma di antica fede democristiana – e Raissa Balsemin, centrosinistra. Piergildo Capovilla, uscente di FdI, va al duello, fra le polemiche e le lettere anonime dei giorni scorsi, con il csx di Massimo Maculan che torna dopo dieci anni. Castegnero Nanto è invece un’elezione che nasce dalla fusione tra i due comuni dove però si misureranno Marco Montan (ex sindaco di Castegnero – Lega) e Manuela Vecchiatti (ex sindaco di Nanto – area PD).
E alla fine c’è Recoaro Terme, caso a parte, specialità della casa: un solo candidato al voto, e il quorum da raggiungere come unica vera avversaria. Armando Cunegato deve convincere almeno la metà degli aventi diritto ad andare alle urne — altrimenti vince il nulla, che è sempre il peggior avversario, perché non fa campagna elettorale ma vota lo stesso. Recoaro, intanto, aspetta i dieci milioni del centro storico, i dieci milioni per la riqualificazione delle terme, il Piano di resilienza. Aspetta da anni. La speranza, però, non va mai in ballottaggio.
In mezzo a tutto questo, la matita. Quella matita copiativa che ogni tanto si inceppa, che lascia il segno — nel senso letterale e in quello figurato —, che è lo strumento più basso e più alto della nostra civiltà politica. Non serve un algoritmo per usarla. Non serve una laurea, né una tessera di partito, né aver guardato tutti i dibattiti in televisione. Basta una mano ferma e una preferenza. E forse un po’ di speranza — quella cocciuta, ostinata speranza dei Comuni, convinti che il sindaco giusto possa davvero fare la differenza tra una piazza viva e una piazza vuota.
Lunedì nel tardo pomeriggio sapremo qualcosa. O forse no: ad Arzignano e Lonigo potremmo ritrovarci ad aspettare ancora due settimane, di promesse rinnovate, di strette di mano offerte a chi fino a ieri era avversario. La democrazia è anche questo: un’educazione alla pazienza.
Buona domenica, Arzignano, Lonigo, Arcugnano, Malo, Nove, Castegnero Nanto, Posina, Recoaro, Cogollo del Cengio e Albettone. Vai a votare.



