Il Governo dei desideri

di Redazione · Ottobre 25, 2025

Tajani apre la porta a Zaia, ma solo se nel palazzo c’è posto anche per lui. Perché in politica, come nei condomìni, nessuno vuole un vicino con più metri quadri

 

Antonio Tajani, moderato per vocazione e mestiere, è uno di quei politici che riescono a dire “sì” facendo intendere un “ni” e, nel frattempo, preparare il “ma”.

Alla domanda se si opporrebbe a un ingresso di Luca Zaia nel governo, risponde: “No, ma bisognerebbe fare un rimpasto”. Tradotto: “Benvenuto, ma spostati un po’ che devo sedermi anch’io”.

Nel grande condominio della politica italiana, nessuno vuole un nuovo inquilino se prima non si ridisegna la piantina dell’appartamento. Perché ogni nuovo ingresso significa meno luce per chi c’era prima. E Tajani, con la calma di chi misura le parole come un farmacista le gocce, ricorda che “dopo le europee e le regionali sono cambiati i rapporti di forza”. Una frase che, in fondo, è la versione elegante di un antico proverbio da corridoio: chi porta più voti, pretende più sedie. Poi c’è il passaggio su Tosi, il ritorno del figliol prodigo: capolista, ottimo per la sanità, magari assessore. Un curriculum scritto direttamente sull’aria che tira.

Perché in fondo Tajani lo sa: l’Italia è un Paese dove ogni candidatura è un biglietto della lotteria, e ogni “buona fortuna” suona come un “ci vediamo al ministero”. Zaia, per ora, resta nel limbo dei possibili. Ma la sensazione è che, prima o poi, qualcuno gli preparerà la poltrona.

Sempre che nel frattempo non finisca il mobilio.

CONDIVIDI SU

[wpzoom_social_icons id="12577"]