di Buongiorno Vicenza · Febbraio 27, 2026
Mi Passa la deroga per i Presidenti di Provincia nel Milleproroghe. E Andrea Nardin è candidabile. Ora la palla va nel campo della politica
Qualche giorno fa l’abbiamo chiamato lodo Nardin. Sembrava una questione di calendario, un problema aritmetico travestito da destino politico: il mandato da sindaco in scadenza troppo vicino alle elezioni provinciali, la soglia dei 18 mesi imposta dalla legge Delrio, la barriera che trasformava una candidatura in un’impossibilità tecnica.
Era la regola a decidere.
Con la deroga inserita nel Milleproroghe, quella barriera cade. La sospensione temporanea del requisito dei 18 mesi per il biennio 2025–2026 produce un effetto diretto: Andrea Nardin torna candidabile alla presidenza della Provincia nel gennaio 2027. Fine della matematica. Inizio della politica. Questa è la notizia vera.
Perché finché la norma impediva la candidatura, il dibattito era accademico. Si poteva discutere di opportunità, di consenso, di equilibri interni, ma la cornice era chiusa. Oggi la cornice si riapre. E quando la politica non ha più l’alibi delle regole, deve tornare a guardarsi allo specchio.
Il punto non è se la deroga sia giusta o sbagliata. Il punto è che cambia la responsabilità. Prima si diceva: “Non si può”. Ora si dovrà dire: “Si vuole?”
E non è la stessa cosa.
Le regole servono a delimitare il campo. Ma quando il campo si allarga, non è la norma a scegliere il candidato. È il partito (FdI nel suo caso). È la coalizione. È la classe dirigente. È la capacità di tenere insieme sindaci, amministratori, equilibri territoriali, sensibilità diverse.
Il lodo Nardin aveva trasformato un leader in un caso tecnico. La deroga del Milleproroghe lo riporta al livello che conta: quello del consenso e della volontà politica. Da qui in avanti non ci sono più scappatoie.
Se Nardin sarà candidato nel gennaio 2027, sarà perché qualcuno lo avrà deciso. Se non lo sarà, non potrà più dire di essere stato fermato da un comma. È un cambio di paradigma silenzioso ma radicale.
Perché la politica italiana è abituata a nascondersi dietro le norme. Quando una regola blocca una candidatura, la responsabilità evapora. Quando la regola cade, resta solo la scelta. E le scelte, in politica, pesano.
Il Milleproroghe non ha solo prorogato termini. Ha riaperto una partita.
E adesso la domanda non è più “è possibile?”, ma “chi ha la forza di volerlo davvero?”.
Il lodo è morto.
Adesso tocca alla politica.




