Il merito degli altri

di Arrigo Abalti · Luglio 17, 2026

 

In questi anni, fra le tante perle che ci riserva la politica pop, c’è un’abitudine che racconta i nostri amministratori meglio di qualunque programma elettorale: intestarsi i meriti altrui. Funziona così. L’Università di Padova risulta la migliore d’Italia? Parte una pioggia di comunicati stampa in cui assessori, consiglieri e sottosegretari si congratulano — non con l’ateneo, si badi bene, ma con se stessi — per l’eccellenza veneta di cui evidentemente si sentono azionisti di maggioranza. Un attore veneto vince un premio? Altra grandinata di note ufficiali: il talento è suo, ma il territorio è nostro, e il territorio, si sa, vota.

L’eccellenza veneta è il concetto pop perfetto: va bene per tutte le stagioni, non costa nulla e non richiede alcuno sforzo, se non quello dell’ufficio stampa. Il rettore studia, il ricercatore ricerca, l’attore recita. Il politico comunica. È una divisione del lavoro molto efficiente, almeno per uno dei due.

Perché il punto è questo: nessuno di quei comunicati spiega mai quale sia l’eccellenza dimostrata da chi li firma. Quale delibera, quale legge, quale provvedimento abbia contribuito, anche solo di striscio, al risultato celebrato. L’eccellenza degli altri si applaude, la propria si documenta. E la documentazione, curiosamente, latita sempre.

Un tempo si diceva che le vittorie hanno molti padri e le sconfitte sono orfane. Oggi le vittorie hanno anche molti padrini, tutti muniti di fascia tricolore o di gruppo consiliare. Eppure esisterebbe un’alternativa, antica e rivoluzionaria insieme: il telegramma. Una lettera di congratulazioni, privata, firmata, senza copia all’ufficio stampa. Due righe al rettore, all’attore, al ricercatore: complimenti, siamo fieri di lei. Punto. Nessuna foto, nessun hashtag, nessuna eccellenza veneta da spartire.

Farebbe la differenza, e proprio per questo non accadrà. Perché il complimento privato ha un difetto imperdonabile: non porta voti, ma soprattutto non alimenta ego frustrati. Porta soltanto stile. E lo stile, a differenza del merito, non si può intestare.

CONDIVIDI SU

[wpzoom_social_icons id="12577"]