Veneto, la Lega tra Zaia e Vannacci: due mondi al contrario

di Redazione · Settembre 3, 2025

In Veneto la Lega è sempre stata una cosa seria: sezioni, campanili, amministratori che portano voti, Zaia che governa e rassicura. Adesso, però, nel cuore del Nordest è arrivato un generale con l’elmetto, Roberto Vannacci, che invece di seminare ordine rischia di spargere confusione.

Dodici circoli già piantati tra Padova, Verona e Vicenza. Centocinquanta in tutta Italia. Iscrizioni da 20 euro, gerarchie parallele, responsabili nominati. È il “Mondo al contrario”, ma qui il contrario rischia di diventare la regola. Perché mentre la Lega veneta si prepara al dopo-Zaia, Vannacci apparecchia la sua partita personale, pronto a chiedere spazio nelle liste regionali.

Il problema non è solo aritmetico – quanti iscritti, quanti circoli – ma politico. La Lega di Zaia è inclusiva, amministrativa, attenta ai territori. Quella di Vannacci è muscolare, centralista, fatta di “truppe” e fedelissimi. Due identità inconciliabili. Non a caso Giuseppe Pan, capogruppo in Regione, mette le mani avanti: «I team Vannacci non mi pare siano iscritti alla Lega». E Marco Favero è ancora più netto: «Attenzione agli stili fascisti».

In mezzo c’è Salvini, che non può permettersi di sconfessare il suo vice, ma così facendo rischia di aprire un fronte nel territorio che da sempre è la cassaforte del Carroccio. Perché qui le truppe non amano ricevere ordini: sono militanti, non soldati.

E mentre a Roma si discute, in Veneto già si intravede il rischio di una guerra intestina. Con Alberto Stefani designato successore naturale di Zaia, ma con l’ombra del generale pronta a reclamare posti, spazi, candidati. Uno scenario da “Lega al contrario”: Zaia che incarna il modello vincente e radicato, Vannacci che arriva manu militari.

Il punto è semplice: la Lega veneta non è mai stata un esercito, ma un popolo. Se la trasformi in caserma, non solo rischi di perdere la sua anima, ma anche la sua forza.

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