Il sindaco a scadenza

di Arrigo Abalti · Agosto 28, 2026

Nel 2024 Valter Orsi ha smesso di fare il sindaco di Schio. Non perché avesse perso, non perché fosse stanco, non perché la città lo avesse mandato a casa. Erano passati dieci anni, e la legge dice che dieci anni bastano. A Valdagno, la stessa primavera, a Giancarlo Acerbi è capitato lo stesso. Due primi cittadini messi in panchina dall’anagrafe amministrativa, un po’ come lo yogurt in fondo al frigo: ancora buono, ma c’è scritto sopra una data e quella comanda.

Adesso a Roma si torna a parlarne. Sono rimasti settecentotrenta sindaci su quasi ottomila con il tetto dei due mandati: quelli dei Comuni sopra i quindicimila abitanti. Da noi sono nove, da Vicenza a Cassola. La maggioranza pare orientata a togliere il vincolo entro fine anno, dentro la riforma degli enti locali. Per ora è un retroscena, non un testo. Ma la direzione si vede.

E qui c’è una cosa che non torna, e non torna da un pezzo.

La legge con cui eleggiamo i sindaci è la più onesta che abbiamo. Scegli il primo cittadino per nome. Scegli il consigliere per cognome. La preferenza è vera, pesa, si vede. E se quello che hai votato fa una scelta che non ti va giù, il sabato al mercato lo trovi, perché il mercato è piccolo e lui ci deve passare. Non c’è nessun filtro tra te e chi ti amministra.

Poi c’è la legge con cui mandiamo i nostri rappresentanti in Parlamento. Lì voti un simbolo, e i nomi dentro quel simbolo li ha scritti qualcuno che non conosci, in una riunione a cui non eri invitato. Nessuna preferenza. E nessun limite di mandato, guarda un po’.

Abbiamo messo il tetto dove il cittadino decide davvero. L’abbiamo tolto dove non decide niente.

Il terzo mandato non promette niente a nessuno. Dà solo il diritto di ripresentarsi e di prendersi il giudizio della gente, che resta il modo più spiccio per capire se hai amministrato bene. Poi si vedrà: a Schio, nel 2024, un sindaco a fine corsa avrebbe potuto anche perdere.

Semmai la riforma vera sarebbe l’altra: portare a Roma la legge dei Comuni.

Ma su quella, chissà come mai, non ha fretta nessuno.

 

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