di Arrigo Abalti · Gennaio 10, 2026
Dopo l’ennesimo episodio di violenza la Polizia Municipale senza strumenti per difendersi ha bisogno che la politica faccia un bagno di realtà
In certe storie di cronaca, arriva sempre il momento in cui viene voglia di fare una domanda semplice. Non polemica, non ideologica. Una domanda da bar, appunto.
La domanda è: ma se gli agenti avessero avuto il taser, come sarebbe finita?
A Vicenza due vigili urbani vengono aggrediti durante un normale controllo. L’uomo è armato di coltello. Gli agenti finiscono al pronto soccorso. Lui no: denunciato e rimesso in libertà. È il classico racconto che conosciamo già, e che ogni volta ci sorprende come una replica vista troppe volte per indignarsi davvero.
Nel frattempo, mentre il coltello passa di tasca in tasca e la cronaca fa il suo giro, il taser resta dov’è: nel cassetto delle cose che “non si possono”, “non si deve”, “non è opportuno”. Una specie di oggetto maledetto, più pericoloso da nominare che da usare. Come se l’arma vera fosse quella elettrica, e non quella a lama.
Il paradosso è che il taser nasce proprio per evitare ciò che poi puntualmente accade: il corpo a corpo, la colluttazione, i pugni, il sangue, il pronto soccorso. Ma siamo un Paese che ama arrivare sempre un attimo dopo, preferiamo la certezza del danno alla possibilità della prevenzione.
Così mandiamo in strada gli agenti della polizia municipale con una missione nobile e una dotazione fragile. Devono garantire sicurezza, ma senza disturbare troppo. Intervenire, ma con moderazione. Difendersi, ma solo entro i confini dell’astrazione. Un po’ come l’esercito di Mussolini: tanta divisa, poca sostanza, e le famose scarpe di cartone che alla prima pioggia si sciolgono.
Poi no stupiamoci se qualcuno si fa male.
Forse non sapremo mai come sarebbe andata se quel taser ci fosse stato. Ma sappiamo benissimo come è andata senza. E a forza di ripeterlo, questo esperimento sociale comincia ad assomigliare più a una negligenza che a una scelta.
Il sindaco, a questo punto, dopo essersi scusato con gli agenti per l’inadeguatezza della dotazione, potrebbe fare una cosa semplice e rivoluzionaria: un upgrade. Non di immagine, ma di realtà. Fornire i suoi, i nostri agenti di strumenti aggiornati, smettere di ascoltare le cassandre progressiste della sua maggioranza che demonizzano ciò che altrove è normale, e restituire dignità a una divisa che oggi sembra più simbolica che protettiva.
Perché la sicurezza, come le scarpe, o è solida o è solo cartone. E quando piove, si vede subito la differenza.



