La città vista da una vetrina vuota

di Arrigo Abalti · Gennaio 3, 2026

Bitonci rompe il silenzio sui negozi dei centri storici e cambia il metodo

 

Le città si possono leggere in molti modi: dalle luci la sera, dal traffico del mattino, dal rumore dei bar. Ma il modo più sincero resta questo: guardare dentro una vetrina vuota. È lì che una città dice la verità su se stessa, senza slogan e senza rendering.

Negli ultimi anni i centri storici italiani si sono riempiti di questi specchi opachi. Al posto delle botteghe sono arrivati locali intercambiabili, consumi rapidi, insegne che potrebbero stare ovunque. Il commercio di prossimità ha perso spazio, e con lui la vita quotidiana. Le città sono diventate più ordinate e meno abitate.

In questi giorni, però, dalla Regione arriva un segnale diverso. L’annuncio dell’assessore massimo Bitonci di una proposta di legge a tutela dei piccoli negozi va letto insieme alle iniziative portate avanti, su altri fronti, da Alberto Stefani. Il messaggio è chiaro: cambia il passo, prima ancora che le norme.

Non più decisioni calate dall’alto, ma il recupero di un dialogo paritario tra politica e parti sociali. Non sudditi convocati, ma interlocutori ascoltati. Dopo anni di liturgie e corridoi dorati, il clima da Versailles in Laguna sembra archiviato.

Le leggi non riaprono da sole le serrande, ma possono fare una cosa decisiva: restituire fiducia. Creare un contesto in cui aprire un negozio non sia un atto eroico, ma una scelta possibile.

Città come Vicenza sanno bene quanto il problema sia serio. Le vetrine vuote fanno ormai parte del paesaggio urbano. Decorarle è stato un gesto educato, forse necessario. Ma una vetrina decorata resta una vetrina vuota. E il vuoto, anche quando è ben illuminato, resta vuoto.

La vera novità non sta allora nei colori sui vetri, ma nel metodo che torna a farsi politica. Perché i centri storici non hanno bisogno di essere truccati: hanno bisogno di essere abitati.

E una città ricomincia a vivere non quando copre il silenzio, ma quando decide finalmente di ascoltarlo

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