La laurea in Stallologia

di Arrigo Abalti · Giugno 27, 2026

Una fondazione universitaria senza guida da cinquanta giorni, e una classe dirigente che sa fare benissimo una cosa sola: non decidere

 

C’è un’università che a Vicenza funziona: attira studenti, porta facoltà, fa città. E poi c’è la Fondazione che dovrebbe governarla, ferma da quasi due mesi su un punto che non è una strategia, non è un bilancio, non è un’idea di futuro. È un nome.

Il consiglio di amministrazione della Fondazione Studi Universitari è scaduto l’8 maggio. Siamo a fine giugno. Cinquanta giorni dopo, la matassa è ancora lì, intatta. Anzi: c’è chi lavora con applicazione a non sbrogliarla.

I soci fondatori — Comune, Provincia e Camera di Commercio — non hanno ancora comunicato le loro terne. E sono quelle terne a determinare l’elezione del presidente. È lì che lo stallo si annida, in un avvitamento perfetto: finché non si scioglie il nodo del presidente, i nomi restano nel cassetto; finché i nomi restano nel cassetto, il presidente non si elegge. Il cane che si morde la coda, con l’aggravante che il cane, almeno, si muove.

Le uniche due caselle riempite arrivano da fuori dal cerchio dei fondatori: Confindustria ha indicato Annalisa Rossetto, la Regione ha indicato Andrea Bertuzzo. Due nomi sul tavolo, mentre gli altri restano acquattati sul fondo, in attesa di un ordine che non arriva.

Perché il problema, come sempre da queste parti, ha un volto. Il nome è quello di Pippo Zigliotto. La Camera di Commercio ha tracciato la sua linea del Piave: di lì non si passa. La Provincia ha issato il proprio “no pasarán”. Il Comune, defilato, osserva — che nella politica vicentina è quasi sempre una posizione, non un’assenza. Su un singolo nome si è costruito un veto incrociato capace di tenere in ostaggio un’intera istituzione.

Il 30 giugno i soci fondatori si vedranno in Camera di Commercio per cercare una via d’uscita. L’obiettivo dichiarato è insieme nobile e rivelatore: evitare che l’assemblea debba spaccarsi su una votazione. Non è mai successo, in passato. È il punto d’onore di una classe dirigente che preferisce la trattativa infinita alla conta — perché la conta lascia un vincitore e uno sconfitto, e qui non si vuole né l’uno né l’altro. Si vuole solo che il problema, in qualche modo, evapori da solo.

Intanto la Fondazione è senza governo dall’8 maggio. Le pratiche aspettano, le firme aspettano, le decisioni aspettano. L’università va avanti per inerzia, retta da chi ci lavora davvero, mentre chi dovrebbe indirizzarla gioca a scacchi con un’unica mossa consentita: non muovere.

A questo punto, una proposta modesta. La prossima facoltà da far sbarcare a Vicenza non sia l’ennesimo corso spendibile sul mercato. Sia il corso di laurea in Stallologia. Successo assicurato: aula magna sempre piena, corpo docente d’eccellenza e, soprattutto, un bacino di laureandi ad honorem già pronto — quasi tutta l’attuale classe dirigente vicentina, magna cum laude. Materia d’esame: come trasformare una nomina in un assedio. Prova finale: cinquanta giorni e non sentirli.

Il bello è che il titolo, qui, lo conferiscono già sul campo. Manca solo la pergamena.

 

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